Homesick Suni & The Red Shades Cheerleaders & Quarterbacks 2013 - Lo-Fi, Indie, Garage

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Nostalgia flaneur e un po' maliziosa in chiave lo-fi, in un disco dove la tensione tra passato e presente produce i brani migliori

Davvero niente male questi Homesick Suni & The Red Shades, trio chitarra-basso-batteria veneto che, con un'attitudine un po' flaneur (mi ricordano per certi versi i loro conterranei SuperTempo) frulla in questo esordio un bel po' di influenze diverse in un sound che a conti fatti si scopre essere solo loro.

Se volessimo individuare un punto di partenza potremmo dire quella spinta nostalgica ma anche un po' maliziosa che spinge il lo-fier alla Malkmus a riscoprire il passato, nel qual caso possono essere gli Stones ("Zoot suit") o il surf ("Famous Last Words #2") e il western ("Wild"), e reinterpretarlo alla propria maniera, con la giusta noncuranza.

Anche se poi il gioco del revival-ma-non-troppo regge fino a un certo punto, e in certi pezzi vengono fuori prepotentemente gli amori mai dimenticati (i Dinosaur Jr. in "Orange Love", i Pixies in "244", gli Arctic Monkeys in "Bloody Mary Ann"), il che non è per forza un male, anzi. Soprattutto perché è proprio questa tensione mai (volutamente) risolta a generare i brani migliori, quelli in cui più di tutti viene fuori la "voce" degli HS&TRS: penso ad esempio ad "A perfect stranger", magico spleen autunnale su premesse westcoastiane, o a "Hannah Shalom", bel fendente in stile indie-garage sferrato con le due dita ben divaricate, o la ballata "Mountain song", che inizia sussurrata alla Elliott Smith e chiude con un trascinante climax pop nella seconda metà.

Insomma, sono trentatrè minuti di musica, ma di roba ce n'è dentro parecchia. Sbrogliare la matassa degli Homesick Suni & The Red Shades non è sempre facile (non ci riescono sempre nemmeno loro, basta leggere la - vagamente delirante - descrizione di Giovanni Maria Castoldi che allegano al disco) ma in fin dei conti nemmeno troppo utile. Utile invece è segnarsi il nome della band da qualche parte, ché non se lo sono scelti molto semplici da ricordare. Ma basteranno un ascolto o due di questo disco e il problema onomastico vi sembrerà un vago ricordo.

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La recensione Cheerleaders & Quarterbacks di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2014-01-21 00:00:00

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