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RECENSIONE
11/11/2013

Rovisti nella soffitta di una casa disabitata e trovi una scatola di polaroid. Ritraggono persone che non conosci in scene di vita quotidiana e osservandole riesci quasi a immedesimarti in quei momenti. Ti prende una strana amarezza, come se volessi esserci anche tu, in quelle vite d'altri. I London Grammar mi fanno un effetto molto simile: d'improvviso, sono in quelle foto. La bambina di otto anni con la camicia chiusa fino all'ultimo bottone, che suona il pianoforte nella sua casa in collina. La diciassettenne con le lentiggini che corre sotto la pioggia d'estate. La donna matura che stappa una bottiglia di vino per berlo da sola. La voce di Hannah Reid pervade i pensieri e li ovatta, come un sedativo preso in un pomeriggio silenzioso, quando fuori il cielo è bianco.

Il remix di Fab Mayday Friday (ricordate il dj umbro che aveva mixato "Easy Easy" di King Krule?) è una molecola di caos aggiunta a quell'equazione perfetta, asettica e surreale che è la musica dei LG, che da elettronica da camera diventa un pezzone da club. Cambiando la modalità di fruizione del brano, sembrano cambiare anche i personaggi descritti da quella voce gotica. Come se per sei minuti prendessero coscienza della bellezza del disordine, mandando a fanculo le proprie vite di cristallo per uscire e perdersi nella notte.

Questo remix è il giorno in cui alla foto che ti ritraeva da sola in silenzio hai preferito quella in cui ballavi a occhi chiusi sul dancefloor, circondata da gente chiassosa e immersa musica assordante. Quindi, rilassati: non stai sprecando i tuoi anni migliori.

Tracklist

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