Soviet Malpensa Slowdonia 2013 - Shoegaze, Punk rock, Ambient

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Scenari immaginari Ambient colorati di Shoegaze che incuriosiscono l'udito e la mente.

Ripensare a momenti già vissuti per poi riflettere, fantasticare sul futuro, più o meno prossimo, sorridendo, dubitando, inondando la mente di “cosa succederebbe se...”, sperando, immaginando di trascorrere altre vite, prendendola semplicemente così.
 “Slowdonia”, ultimo album dei Soviet Malpensa, stimola i pensieri e li fa navigare avanti e indietro nel tempo saltando da situazione in situazione. 


Quando inizia “Crisalide” sei ancora sognante nel tuo letto, intrappolato tra le lenzuola, con la mente lontana dal mondo: la batteria si fa sveglia tamburellando a tempo, apri gli occhi e tutto prende forma, perché “Moltiplicando i sensi cambiamo colore”, intona in Italiano una voce echeggiante. Le chitarre stridono, diventano un turbine di suoni glaciali per poi ammorbidirsi, divertendosi a cambiare velocità, sfociando alla fine in un lago di melodie che ti cullano, dopo averti svegliato, dandoti il buongiorno. Con “Brazil” ed i suoi ritmi prima leggermente metallici, poi più caldi e profondi, sei in macchina, al tramonto, e vai veloce perché la strada è senza curve, non c'è nessuno e sei circondato da campi infiniti. Le voci si confondono col vento che corre, la batteria è un motore potente e le chitarre sono non uno, bensì due acceleratori che graffiano l'asfalto.

Dalla più cupa e enigmatica “Hey Poltergeist”, che ti schiaccia dubbioso in fondo al mare, si passa a “Illumina” che, con i suoi toni più lucenti e energici, ti costringe alla fuga da qualcosa, o qualcuno, e “non è facile”. L'atmosferica ed elettronica “Vix” ti fa evadere dalla realtà catapultandoti in un futuro spaziale, mentre “Aerosol” ti riporta sulla Terra trascinandoti fino a una foresta in un mattino d'inverno “Sognando un Sole che non c'è” con la fluttuante “Deneb e Disagio Forever”: i suoni sono pieni e ricchi di sfumature, e giocano con la luce bianca filtrata dagli alberi. “Videotape” è una meditazione accompagnata da un coro di voci che ti ipnotizzano mentre sei seduto sulla spiaggia osservando le onde nascere e morire; poi inizia “Chromophobia” che ti trasforma in un'aquila che domina il cielo in cerca della sua prossima preda.

Il viaggio termina con “Monna Lisa Sulla Luna” e il suo spirito gioioso e primaverile che ti accompagna mentre cavalchi la tua bicicletta controvento, trasportato dalla forza di chitarre dolcemente travolgenti. 
I Soviet Malpensa si raccontano in dieci tracce: dieci facce della stessa medaglia che trasudano di emozioni variegate e recitate da strumenti che giocano discretamente il loro ruolo. Si riscoprono sì, diversi in ogni canzone, senza però lasciare un tocco che li distingua in modo spiccato. Sarebbe meglio non fermarsi qui, quindi, il traguardo è raggiungibile. Devono continuare a farmi viaggiare con la loro musica.

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La recensione Slowdonia di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2014-03-07 00:00:00

COMMENTI (3)

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  • lucantonio 10 anni fa Rispondi

    Visto al BandZilla, bella personalità e bel suono. Bravi

  • planktondadawave 10 anni fa Rispondi

    bellidelico

  • apash 10 anni fa Rispondi

    psichebellissimo