Nome Anfibio 2013 - Pop

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I Nome cambiano voce e con il terzo singolo piazzano un altro pezzo da applausi

Tre pezzi in cinque anni, non certo un ritmo da forzati del lavoro. Nonostante questa scarsa propensione per lo studio di registrazione, i Nome riescono a farsi notare ogni volta che decidono di far uscire qualcosa. Accadde nel 2008, con quel pezzone vero che è “Le cose succedono”, accadde un anno dopo con “Io non riesco più a stare zitto”, accade oggi con “Anfibio”. I Nome sono un gruppo-non gruppo, nel senso che non è una band che va in sala prove o fa live. Si tratta di un progetto che all’inizio metteva insieme Michele Bitossi dei Numero6, lo scrittore Matteo B. Bianchi e Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Il primo scriveva le musiche, il secondo i testi, il terzo cantava. Ma senza una progettualità a lungo termine. Almeno fino a questo momento, visto che i Nome promettono di tornare con maggiore regolarità dopo “Anfibio”.

Salutato Davide Toffolo, voce dei primi due pezzi dei nome, al suo posto è stato reclutato Davide Ferrario, cantautore classe 1981, chitarrista di Battiato e Nannini da parecchi anni e - soprattutto - uno che potrà dare molto, una volta trovata la quadratura del proprio cerchio. Quadratura che invece hanno ormai messo a punto Michele Bitossi e Matteo B. Bianchi (cui si è aggiunto Ivan Rossi alla produzione). Se il primo dà sfogo al suo istinto pop come e più che negli altri suoi progetti, il secondo trova dei testi sempre piuttosto complicati, ma mai arrotolati su se stessi (limite che a tratti ha frenato il Bitossi paroliere). Il risultato è un equilibrio pressoché perfetto e “Anfibio” riporta questo sodalizio ai livelli del singolo d’esordio. Certo, manca quel synth che ti tirava dentro in un giro, ma la qualità è altissima.

“Anfibio” è un pezzo più scuro, che compie un paio di giri prima di scoppiarti in testa e chiederti di farlo ripartire in continuazione. Parla del sentirsi fuori luogo in ogni contesto, “in parrocchia o fuori di galera”, del tentativo continuo di adattarsi. Una sensazione che spinge a reinventarsi o a non trovare una forma mentis definitiva, diventando - appunto - anfibi che giocano la propria partita in ogni situazione. Un pezzo non immediato, ma con musiche, testi e arrangiamenti che filano alla perfezione. L’ho detto: Bitossi e Bianchi hanno trovato un equilibrio perfetto e sapere di non dover aspettare anni per avere qualcosa di nuovo è un’ottima notizia.

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La recensione Anfibio di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2013-11-25 00:00:00

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