18/03/2014

L’easy listening e la voce elegante e altera, le ballate e il piglio pop, profondamente pop, eighties nell’attitudine e in bilico tra sguardi fashion e vento nei capelli, iniezioni di elettronica e chiaroscuri ché c’è allegria e leggerezza come pure una vena più malinconica che non impedisce mai però di muoversi un poco: il disco dei Fiberglass colpisce subito per le capacità vocali di Liz Martin che riesce a mantenere un profilo basso mostrando le sue doti con note pulite e senza eccedere, e una raffinatezza formale che mira al bello ma rischia di marcare il freddo e il distacco, ed effettivamente ogni traccia viaggia su questo limite che poi è sempre molto personale, ma il rischio resta, pare a volte che il pezzo ti scorra addosso in modo superficiale, intendo senza strappi al cuore, senza farti fermare, gradevole quanto basta ma privo di quel plus essenziale che spinge al repeat. Spicca “Fireflies”, sorta di electrosoul che alterna morbidezza, effetti e scivola nella dance, come pure “Pairs” coi suoi modi decisamente dreamy, e sono queste le canzoni che preferisco, la prima e l’ultima, mentre nel mezzo incontro il blues di “Baby’s Got”, le pop summer hits “Sunflower” e “Do It My Way”, “Mermaids” che è una rock ballad a metà tra Roxette ed Eurythmics, e gli arpeggi e i sussurri di “Hush”: l’anima del duo resta nascosta in questa mistura di generi, è un album d’esordio e forse hanno voluto dimostrare tutto, troppo, in una sola volta. Non basta essere bravi (e bravi lo sono), occorre fare delle scelte e trovare un percorso più originale e sentito: sono certa che allora verrà fuori pure il calore.

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La recensione Fiberglass - Recensione - Hush di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 17/07/2019

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