Urali Urali 2013 - Cantautoriale, Metal

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Urali è cantautorato folk drone nel quale conta il cuore. Sorprendente.

Urali è Ivan Tonelli, boss di Stop Records ed ex Shelly Johnson Broke My Heart. Il ragazzo ha un cuore grande e nel suo primo lavoro in solitaria sotto il moniker imponente della catena montuosa russa, lo fa battere nella direzione del cantautorato indipendente immerso nel noise, nel drone chitarristico, lasciando al folk fulminei sprazzi di quiete, nei quali riesce nell’intento prezioso di toccare le corde giuste, quelle che fanno muovere le emozioni e svuotare le sacche lacrimali. Il contrappunto tra la voce melodica, pulita e molto dolce, à la Ben Gibbard e le distorsioni colte da gigantismo che ricordano l’operato di quel genio di Phil Elverum dà l’idea del tono magmatico del lavoro. La copertina basica ed essenziale conclude l’opera, delineandone i tratti e lasciando all’ascolto la parte principale.

Apre “The Flux” ed il territorio è quello di Radical Face, chitarra classica e voce, malinconia che torna, amplificata, nella seconda “The War”, colma di bordate elettriche impressionanti, che si spengono nella successiva “The farewell”, cupa, dronica e a tratti industriale, in un segmento pericolosamente vicina agli Einsturzende Neubauten. “The City” e “The Place” stemperano il clima e ci fanno rapire dall’atmosfera emo 90, confinante coi Weezer, delicata ed al contempo rumorosa. “The Lover (Mistress)” è un’elaborazione del pezzone dei Red House Painters, strappacuore quanto basta, organica nel lavoro. Segue “The End of all the Things We Knew (And their reaffirmation through their denial)”. Già dal titolo ne capite il tono. Si piange molto e proprio di gusto. Uno dei pezzi del 2014, dichiarato a gennaio. Chiude il cerchio l’acustica “The Town”. Rasserena, abbraccia ed è quello che ci vuole dopo la discesa dentro i sentimenti più scoperti, più fragili e sinceri, mostrati a nudo, quasi scarnificati dai pezzi di questo bel debutto, incentrato, se non si fosse capito, sulle cose e sulle persone che ci lasciamo alle spalle.

Ivan è molto bravo, la sua voce è misurata, mai sopra le righe eppure toccante, la sua chitarra fa magie pur rimanendo semplice e riempie ogni vuoto con maestria. Poi, come ho detto all’inizio, qui conta il cuore. Un disco sorprendente, che mi fa ben sperare per l’anno appena iniziato. Urali, segnatevi questo nome.

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La recensione Urali di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2014-01-24 00:00:00

COMMENTI (6)

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  • CabezonRecords 7 anni Rispondi

    ottima la cover dei RHP

  • giacomomorigi 7 anni Rispondi

    Chiavador del mio corazon!

  • psic 7 anni Rispondi

    segnatevi il cuore di questo nome la sua chitarra conta le magie .

  • VinzoOteMicun 7 anni Rispondi

    Carino ma non esageriamo

  • Australia 7 anni Rispondi

    molto strafico

  • seymour 7 anni Rispondi

    DISCONE BOMBAAA