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RECENSIONE
18/12/2013

Il percorso di sottrazione dei There will be blood prosegue con questo secondo full-length, che giunge a breve distanza dall'ep "One to nothing" in cui, a partire dallo strumento del diddley bow, si era già fatto molto bene in tal senso. Qui, via un altro elemento: il basso, con la band a concentrarsi sulla ricerca del riff perfetto ("quello che da solo è una canzone") e soprattutto a compiere uno scarto ulteriore in favore di un suono sempre più proprio: in cui la componente essenziale rimane il blues, inteso come genere ma anche come attitudine, come declinazione di un modo di suonare che, anche quando prende in prestito stilemi altrui (vedi ad esempio la costante distorsione sulle voci, o i riff che sconfinano nello stoner - ad esempio in "Kneel to your slave"), non perde mai il suo legame con le proprie radici.

E così possono bastare anche solo le bacchette della batteria, come nella sorprendente "Swamp", per creare un pezzo dalle ritmiche tanto inaspettate quanto travolgenti, o un pattern comune come quello di "Son of the lightning" che diventa nelle mani della band varesina qualcosa di profondamente diverso, un punto di partenza anziché di arrivo, per una via che incrocia Jon Spencer, i Black Keys e persino i Devo, fosse anche solo per un saluto. Una strada forse un po' in salita, ma i There will be blood si sono allenati a fondo per affrontarla e, a differenza di altri, la percorrono ormai senza la minima esitazione. Ottimo disco.

Tracklist

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