20/01/2014

Quarto album solista di Fabio Zuffanti, “La quarta vittima” (evidente gioco di parole) è anche il primo realmente progressive della produzione in proprio del musicista genovese, peraltro ben noto per le sue frequentazioni progressive in progetti come Finisterre, Maschera Di Cera, Höstsonaten. Oltre ai climi sonori, “La quarta vittima” condivide con il prog importanti caratteristiche: l’ispirazione letteraria (libro di racconti gotico/surreali “Lo specchio nello specchio” di Michael Ende, sì, quello di “La storia infinita”), la conseguente narratività (i racconti e le canzoni tendono a collegarsi fra loro grazie alla tematica ricorrente della moltiplicazione delle immagini) e una certa epicità dovuta all’argomento scelto. Caratteristiche “storiche” del genere, che al tempo stesso, peraltro, ne sono la croce e la delizia: delizia per i fans acritici del genere, croce per chi trova che, data la difficile resa artistica di mondi fantastici (verso i quali peraltro spinge la stessa musica, fato che il prog è per sua essenza “immaginifico”), il genere abbia dato e dia il meglio di sé dal punto di vista testuale quando è riuscito a parlare di vita quotidiana (e qui il pensiero corre a un punto fermo come Le Orme, capaci di parlare di morti per overdose, relazioni tra i sessi, aborto clandestino e perfino dell’atomica indiana, coniugando attualità dei testi, ricerca sonora e orecchiabilità, il che non guasta mai). Non per questo “La quarta vittima” manca il suo obbiettivo: semplicemente dal punto di vista testuale dividerà il pubblico potenziale a cui si rivolge.

E la musica? Inevitabilmente è condizionata dall’ispirazione gotica e letteraria: molti sono i momenti epici e i momenti che per atmosfera rimandano alle colonne sonore dell’horror italiano degli anni ’70 sono numerosi (d’altro canto, molte di quelle colonne sonore erano influenzate dal prog o, a loro volta, lo hanno influenzato). Si potrebbe fare uno sterile elenco delle molteplici ispirazioni che sostengono il lavoro: Van Der Graaf Generator o Magma, tra i classici, saltano all’orecchio in più di un’occasione, così come l’esempio di Battiato nel cantato di Zuffanti. Ma sono altre due caratteristiche quelle che, ad un ascolto più attento, risultano peculiari di “La quarta vittima”: l’eterogeneità dei generi (diversi sono i momenti jazz rock o addirittura funky, come nel finale di “Il circo brucia”) e il fatto che il vero riferimento di Zuffanti non siano i classici in sé (che il genovese conosce benissimo), ma una loro rilettura moderna fatta sulla scorta del lavoro di artisti contemporanei come Transatlantic e Steven Wilson. In particolare, l’influenza dell’ultimo lavoro di Wilson, uno dei dischi migliori del 2013, non solo in ambito prog, si rivela nell’arpeggio di chitarra che apre “La certezza impossibile” e nel bellissimo inizio per piano e violino di “Una sera d’inverno” che rimanda direttamente all’atmosfera di “The Raven (That Refused to Sing)”. Coadiuvato da una schiera di abilissimi musicisti (tra cui un paio di Meganoidi e Blindosbarra), lasciati liberi di esprimersi, lavorando sui canovacci sonori portati da Zuffanti, conferendo così al lavoro molteplici, “La quarta vittima” è sicuramente un disco gradevole, ma non ancora completamente a fuoco, o almeno così mi sembra. Più che un punto di arrivo, un momento di passaggio. Il che non toglie che questo album conti diversi episodi interessanti, più o meno in ogni brano. 

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