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RECENSIONE
27/03/2003 di Emanuele Mandelli

Una violenza ragionata quella dei Debord: c’è una sorta di feedback che richiama alla mente gli One Dimentional Man, ma quando il rumore cala come in “Io vi amo”, allora spunta una sorta di psichedelia malata che mette sottosopra la pancia.

‘Noise d’avanguardia’, sarebbe troppo facile etichettarli come rivoluzionari di velluto. D’altro canto l’hanno scelto loro di chiamarsi come il padre del situazionismo francese Guy Debord. Il fardello di babbo Guy si fa sentire e loro lo scacciano a bordate sonore. Una voce tagliente fino all’inverosimile, cosi secca da assorbire l’urlo della musica. Chiudere il cd (un plauso anche all’artwork) urlando “Sono quel che sono” é perfetto..Un gruppo che crediamo possa crescere e maturare, e di sicuro una band che potrebbe aprire un nuovo filone nella ‘stanca’ scena italiana così assopita sopra gli allori di un paio di band sopra le righe e così in difficoltà a partorire nuove leve degne di essere seguite. Ecco i Debord, forse, sono una di quelle leve che un domani l’Italia potrebbe esportare e che, al contrario proprio degli One Dimentional Man, ha scelto la lingua italiana. Questo è un punto a favore.

Tracklist

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