18/07/2014

Undici piccoli, nitidi racconti che si intrecciano col folk, il country, con Palermo come con gli States, mescolando il sapore di un cantautorato nostrano con suggestioni d’oltreoceano. Le Formiche, al loro album d’esordio, dimostrano di avere una forza istintiva e deflagrante che per certi versi mi ricorda il Pan del Diavolo, con i quali condividono la città d’origine, ma ci trovo anche un che di Bennato, un pizzico di De Gregori, con lo sguardo rivolto verso i grandi maestri americani, e un intento narrativo che necessariamente si sposa alle note e le fa proprie, e le parole evocano immagini chiare e gli strumenti accompagnano e sostengono nei punti giusti, sottolineano, rallentano, esplodono, quando serve.

I pezzi più convincenti sono quelli che spingono di più: su tutti “Storie di Prigione” col suo piglio arrogante e sporco, tirato e carico di energia, come pure la rockballad “Le Bombe”, la batteria primadonna in “Occhio per Occhio”, il rock coinvolgente di “È la Legge”; quando invece i toni s’ammorbidiscono prediligendo trame sonore lente e malinconiche, lì trovo ci sia ancora da lavorare per ottenere un risultato più personale senza scivolare nei cliché.

Un’opera prima che contiene ottimi spunti e si lascia ascoltare con piacere, e fa intuire un potenziale live in grado di dare un valore aggiunto: bene così.

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La recensione Le Formiche - Recensione - FIGLI DI NESSUNO di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 21/07/2019

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