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RECENSIONE
06/04/2003 di Paolo Perini

In verità mi aspettavo un altro cd: la band, infatti, aveva compilato il form per ”Uomo di plastica”, mentre quanto ho io in m,ano è invece “Tutte le mattine del mondo”. In effetti, spulciando con un po’ d’attenzione fra le note allegate alla confezione, si legge che la quarta traccia di questo lavoro è intitolata “Di plastica”. Sorge perciò un dubbio: sarà stata una svista o un’indecisione su come intitolare il lavoro? Fa nulla… l’importante è ascoltare, sentire…
Voglio però riportare alcune frasi che sono in allegato come presentazione: “L’intento della band è quello di ricercare la semplicità, rendere gli strumenti l’uno complice dell’altro per ottenere un buon risultato dall’insieme e non dal singolo. Quindi niente assoli funambolici o ritmi esasperati, semplici pezzi di rock italiano su una struttura che permetta l’impatto del ritornello senza scadere nella banalità.”
Ovviamente i ragazzi hanno le idee chiare, soprattutto sulla struttura, la semplicità delle armonie e degli accordi. In tutti i pezzi c’è una buona tensione, quel qualcosa che ti tiene all’erta senza tirarti troppo ed appesantirti. Il testo risulta omogeneamente distribuito anche se continuo, quindi parecchie cose da dire a parole. Spesso i suoni, ben calibrati, sembrano far da supporto al testo, meno spesso succede il contrario; ciò per sottolineare che forse per i Malato Sano è importante comunicare con il pubblico. Ascoltando “Ciò che vedo”, la seconda traccia, c’è infatti la possibilità di interagire con il testo e la musica, nel senso che ci si può ritrovare un po’ di tutto - tipo l’insieme delle varie sensazioni personali dell’autore che affiorano limpidamente, senza troppi schemi e sovrastrutture.

Passando alla parte tecnica due osservazioni da fare: per quanto riguarda gli strumenti ed il loro utilizzo nulla da eccepire, tranne che, come dicono loro, la struttura è semplice… forse a volte troppo. Un po’ di colore in più, qualcosa per trascinare, che ti fa attaccare le orecchie ai diffusori (che si trova solo in “Di plastica”), non guasterebbe. Altra piccola stonatura è la voce che risulta poco grintosa e stanca; più forza, più accenti nella metrica, gioverebbero non poco, senza distogliere comunque l’attenzione da quello che viene detto.

Da uno a dieci? Un bel sette e mezzo i Malato Sano se lo meritano davvero.

Tracklist

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