03/02/2014

Se avete un po’ di confidenza con la discografia di Dente saprete che la sua musica si basa su varianti, mai uguali a se stesse, dello stesso tema: storie ormai finite o che stanno comunque andando male, donne perse e ragazze che si stanno allontanando pian piano, e quasi mai per colpa loro. Niente di nuovo sul fronte del cantautorato, direte voi; eppure, anche se “Almanacco del giorno prima” non è un’eccezione a questa regola, riesce comunque ad essere un disco molto diverso dai suoi precedenti.

Al netto della forte influenza della canzone italiana degli anni ’60, l’Almanacco lascia poco spazio ad altre sfumature di pensiero e sentimento che non siano la disillusione, l’afflizione e l’aspra autocritica. Dente ha dichiarato in una recente intervistaHo la brutta abitudine di scrivere nei momenti di sconforto”; questa volta però la sensazione è che le varie dichiarazioni di sconfitta amara (“non mi hanno dato muscoli ma un paio di miracoli che ho già buttato via”, “sono una delusione, ma te ne accorgi dopo”, “anche la polvere sotto il tuo letto è più felice di me”) riescano a eclissare qualsiasi raggio di romanticismo o di positività, e questo perché in “Almanacco del giorno prima” si sente la mancanza di una cosa molto importante: l’ironia.

Per quanto discutibile, l’umorismo di Dente ha sempre funzionato come antidoto alla tragedia. Le storie di amori finiti male cantate in passato erano sì tristi, ma anche piuttosto buffe, e tra le righe c’è sempre stato spazio per aperture divertenti o per giochi di parole leggerissimi, cosa che poi ha finito per essere una delle sue caratteristiche più marcate (se amate o odiate, decidetelo voi). Tra queste canzoni invece non c’è nessun appuntato Mazzolino da prendere in giro da ubriachi, nessuna festa dell’Unità, nessuna gita amorosa “da Varese a quel paese”, ma solo una “Gita fuori luogo” che diventa anch’essa una ragione di disagio (“e mi pesa stare qui, ma non te lo dico”). Per questo, l’umore dimesso di queste storie finisce spesso per riflettersi anche sulla musica: le canzoni tendono alla lentezza di ballate che, contrariamente alla tradizione, non narrano storie (pensate alla Canzone di Marinella di De André) ma si allungano nell’espressione di scoramento (“Fatti viva”), ripropongono schemi e immagini note (es. “Casa mia”, che ricalca la “Casa tua” del disco precedente) e a volte, per pigrizia o capriccio, rinunciano persino al ritornello.

Se però arrivati a questo punto pensaste che “Almanacco del giorno prima” sia un disco poco felice (in tutti i sensi), sbagliereste di grosso. Dente è arrivato a quel punto in cui è ormai chiaro a tutti che è inutile continuare a scomodarsi a citare influenze, perché abbiamo di fronte un musicista che è riuscito a creare e imporre un proprio e unico linguaggio. Un linguaggio in cui la malinconia cronica riesce a fiorire in aperture melodiche inaspettate e piene di grazia, a conciliarsi con fiati energetici e trionfanti, e in cui un cantato dimesso si rivela, in fin dei conti, amorosamente sincero.
Non a caso, i momenti in cui Dente si distrae dai propri drammi sono anche i più riusciti: la bella riflessione sul tempo della vita di "Al Manakh", il rapporto con il mondo di "Chiuso dall’interno" (che da sola vale tutto il disco), la speranza, il coraggio e la caparbietà di "Invece tu", si riflettono in composizioni davvero brillanti, canzoni popolari ariose e trascinanti che ancora una volta ci costringono a stupirci per la semplicità con cui Dente riesce a muoversi nella forma canzone, riprodurre un particolare tipo di bellezza, trovare la giusta chiave per entrare nel cuore di chi lo ascolta.

Tracklist

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Commenti (6)

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  • marcokap 06/02/2014 ore 17:38 @marcokap

    musica noiosa stantia retrograda marcia che naturalmente piacera' tanto agli italiani.

  • Grazie Mario 25/02/2014 ore 22:50 @graziemario

    Album bello e bella assai la recensione

  • Marco Biasio 07/03/2014 ore 20:38 @bisius

    L'impressione generale che mi sono fatto è che lo sfarzo degli arrangiamenti - molto belli, c'è da dire - compensi un po' quella che è una carenza melodica senso strictu, ossia il fatto che - ridotte all'osso - queste canzoni suonino molto simili ed altrettanto banali. E' questo l'aspetto che mi lascia perplesso e che mi fa preferire il capitolo precedente.

  • LuisaMiglio 07/04/2014 ore 14:07 @LuisaMiglio

    Mah, a me Dente sta piacendo sempre meno.

  • annadlr 11/08/2015 ore 18:43 @annadlr

    io ho paura che Dente si stia perdendo, un pò tra le mille suggestioni musicali che vorrebbe inseguire e afferrare e un altro pò nel personaggio di sè stesso che lui stesso ha descritto fin'ora. disco assolutamente "non brutto", a tratti bellissime cose ("chiuso dall'interno"), ma mi manca la coerenza e l'adesione ad un sè stesso vero: insomma chi è Dente e che musica fa? qui non si capisce bene e spesso quel "sè" diventa "ego" e autocompiacimento. altre volte mi ritorna comprensibile e amabile. spero continui a seguire la linea della sincerità e rinunci a inseguire le sirene.

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