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RECENSIONE
31/07/2014

Secondo il dizionario italiano incomodo è ciò che reca fastidio o disagio. A quanto pare la band pugliese vorrebbe ricreare questa stessa atmosfera anche nella sua musica, stimolando curiosità in chi ascolta. Dopo qualche anno sui palchi italiani decidono finalmente di incidere il primo album dall'eufemistico titolo "Un po' di silenzio". L'attacco è forte, guidato dai dolorosi e rumorosi effetti della "Mescalina" ("cerco un dio disabile per me che non abbia le mani"), la traccia che da il nome all'album invece è un pogo continuo servendo Ministri e Foo Fighters nello stesso piatto.

Spirito di guerra ma anche apatia: "L'ignavo" è indifferenza ("così vivrò solo...") contrapposta a "Sensi di colpa", manifesto grunge in cui il basso tira i fili dei quattro musicisti. I testi a volte fanno anche riflettere su come la furbizia dei più poveri di spirito ("In Fede Infame") dominerà il mondo moderno ("non è bello ma ciò fa figo come il tuo disco alternativo"), tutto condito da un crossover alienante.
"Un po' di silenzio" è un album che per certi versi è tutto uguale e per altri diverso: "Alice", "Ora non mi va" ed "È andata così sono le canzoni" più prevedibili, quelle che ti aspetti da una qualunque band di alternative rock e che dovrebbero essere perfezionate nelle parti vocali come in "Luen", fulgido esempio di estrema cura del sound. Gli Incomodo viaggiano in una cadillac rossa per il deserto americano negli anni '70 ("Sai,ti dirò") per poi distruggerla a suon di chitarre, basso e batteria portando in salvo dalle macerie solamente un piccolo bonsai di punk tirato ("Miyagi Little's Tree"). I quattro pugliesi non sono ancora del tutto pronti per il salto nel vuoto ma con qualche piccolo accorgimento potrebbero riuscire ad aprire un enorme e strabiliante paracadute al momento giusto.

Tracklist

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