14/02/2014

Mettiamo in chiaro un paio di cose: si tratta di punk, non quello sporco e cattivo dei '70 ma quello degli anni '90, forse più patinato, sicuramente meno rozzo. E' il quarto lavoro in studio della band, arrivata ormai alla soglia dei 10 anni di carriera. Detto ciò "L'ora d'aria" è un bel disco, le tracce scivolano via molto facilmente evidenziando le capacità e la maturità musicale dei Duracel.

Sono molti i singoli validi in questo lavoro, da "Il dito nel naso" alla bella "Jesolo Bitch" che sa tanto di citazione della più nota spiaggia di Rockaway. Interessante anche "L'immagine di te" e "Il tempo delle mele", pezzi che lasciano ben sperare riguardo all'impatto live della band. In generale tutto il disco suona molto scanzonato e fresco, alternando ricordi e riflessioni moderne fino ad arrivare alla title track "L'ora d'aria", brano trascinante e ricco di riferimenti alla scena americana. A chiusura "Game Over", quasi un manifesto per la band che attraverso questo brano esplicita il concetto diffuso in tutto l'album, cioè il raggiungimento di una maturità che a volte sembra arrivare troppo presto. Non sarei però onesto con me stesso se non esprimessi una critica su alcuni contenuti: in alcuni episodi i testi scadono nel pop più adolescenziale ed è un gran peccato, trovo discutibile la scelta di trattare tematiche a volte stucchevoli ("Bianca" ne è l'esempio migliore) che cozza vistosamente con l'intento dichiarato della band di raccontarsi alla soglia dei 30 anni.

"L'ora d'aria" rimane comunque un buon disco per gli amanti del genere, i suoni sono perfetti e gli arrangiamenti molto curati e mai scontati, specchio dei dieci anni di carriera della band. Per chi ci ha passato l'adolescenza ad ascoltare Green Day, Offsprings o Bad Religion i riferimenti sono molto chiari: i suoni sono esattamente quelli.

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