Neorea s/t 2003 - Rock, Grunge, Funk

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Faccio e rifaccio i conti ma qualcosa manca sempre.

La sensazione è simile a quella che si prova quando si tentano di elencare i “Sette Nani” o i “Sette Re di Roma”: con sfacciata sicurezza scandisci sei nomi per arrestarti, senza alternativa, al pollice della mano sinistra.

Indiscutibilmente influenzati dai Nirvana, ho pensato subito a Bleach, soprattutto per la voce graffiata e disperata, ed alla ricerca di un suono che sia anche figlio del rock psicadelico degli anni ’70, compongono delle canzoni potenziali, ben costruite, spesso eccessivamente dilatate, che purtroppo non posseggono alcun segno distintivo.

I testi sono poche parole, le spennellate in cui ognuno può vedere ciò che vuole, in bilico tra le visioni ipnotiche cariche di significati condensati ed il nulla grazioso che si adagia sulle note. Scelta questa che si lascia a chi li ascolterà ed alla disposizione fugace del momento, io mi limito a riferire l’esistenza del dubbio sulla dicotomia predetta ed a suggerire una ricetta FacileFacile per meglio comprendere: prendete i Verdena, immaginate siano un contenitore e svuotatelo della sua sostanza in ebollizione.

Il risultato sarà una forma gradevole totalmente priva dell’acerbo ed esasperato ardore che, nel caso posto come referente, dà sapore e costituisce il contenuto.

E’ questo il settimo nano, il Re che mancava all’appello.

Sembra suonino per caso, senza nulla a pretendere, senza un bersaglio individuato, senza urgenza, bisogno e persuasione.

Nulla di male, anzi, sano elogio del divertimento, se non si cerca la convinzione altrui.

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La recensione s/t di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2003-04-15 00:00:00

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