25/02/2014

Io mi innamoro spesso, lo so, sento quel soffio leggero sotto ai polpastrelli che pare di non toccare nulla davvero, di stare in sospeso, e sospesa in quel tempo e in quello spazio, ogni volta è bellissimo. Mi innamoro delle cose, dei momenti, quando nevica e mentre guardo vecchi video, di un’attesa, di un sabato diverso, di un disco. Di un disco come questo, che mi ha preso stamattina quasi svogliata e attendista gettandomi in pista in molteplici sensi, caricandomi di pulsazioni e battiti, spingendo lo sguardo fuori dalla lista delle cose da fare per condurlo su quella delle cose che voglio. Elettronica dal sound espanso, dall’iperspazio al dreamy, chillwave seducente e incantesimi pop, e si balla quasi sempre, la magia è presente e pure il movimento, ecco quello che mi ha fatto innamorare: la magia e il movimento, il piglio etereo che ti copre prima di dormire e il desiderio al tempo di seguire il beat con le mani, i piedi, col corpo per intero, dentro e fuori.

“Wrecks, Never Existed” proietta subito in un universo dove milioni di stelle s’accendono e si spengono seguendo gli effetti, e gli effetti si perdono nell’infinito, e l’infinito non è altro che accordi sintetici e scompiglio ipnotico, e la mente se ne va, non so dove, davvero non lo so: passa nell’italo disco luccicante di gemme eteree di “Smile”, nell’incedere in levare di “Tommy” che è synthpop che incalza e ti stringe sui fianchi (e m’innamoro fortissimo), torna a sognanti ammiccamenti dance con “Call My Name” che è pop psichedelico, che possiede colori mutevolissimi ma comunque scintillanti e chiari, che possiede sorrisi, e cos’altro potresti volere proprio oggi che il grigio sembrava essere l’unica risposta.

Non mancano episodi più ipnagogici, densi e dai contorni oscuri: prendi “Valis” che ha il sapore della fuga dopo una sconfitta, “Not Ok” che ha i tratti speciali e malinconici da sad dancefloor, il finale minimal, hi tech e straniante di “En la Calle”, queste tracce sono l’elettronica dei pensieri notturni, il gusto triste che gira e gira in certi vortici sonori, e donano a “Hint” l’equilibrio necessario tra colori pieni e vivi e sfumature, tra ballare e i lampi introspettivi, la magia e il movimento.

I Twin Room (ovvero Bart dei Cosmetic e Luca dei Fitness Pump) mescolano approcci e intrecciano stili creando un percorso davvero interessante e ricco di potenziali hit, dove l’uso delle macchine non prevale mai sulle sensazioni che muovono il pezzo: io mi innamoro innumerevoli volte, lo so, questa volta decisamente di loro.

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La recensione Twin Room - Recensione - Hint di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 18/07/2019

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