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album McMAO - Management del Dolore Post-OperatorioIn evidenza
RECENSIONE
19/03/2014

Cominciamo dalle cose bellissime di questo disco: la copertina innanzitutto, dove il soggetto è Mao Tse-Tung rielaborato come fosse un clown per mano di Giuseppe Veneziano, artista siciliano che si cimenta con la pop-art prendendo in giro i personaggi più svariati (a cominciare da Barack Obama). Da qui l'idea azzeccata di intitolare il disco "McMao", sintesi ideale in cinque lettere della politica imperialista delle prime due potenze mondiali, che oggi rappresentano le due facce di quella medaglia che è il sistema capitalistico.

Chiaro quindi fin dall'incipit che la band abruzzese non ha certo ammorbidito i toni nei confronti della società consumistica, picchiando ancora duro come gli si confà. Da una parte continua a cantare di coloro che vengono considerati dei reietti ("Oggi hanno ucciso un drogato"), condannati da una società che preferisce commiserarli da morti - dove al drogato potete sostituire un qualunque soggetto relegato ai margini; dall'altra mettono in musica le tante dinamiche - quasi sempre frutto dell'ipocrisia - che caraterizzano il vissuto quotidiano, dove il termine "quotidiano" è da intendersi nell'accezione dispregiativa, ovvero di quando la routine prende il sopravvento sulla dimensione vitale, che si tratti del (non)rapporto di coppia nel XXI secolo ("La pasticca blu"), della competizione come valore assoluto insegnato fin dall'infanzia ("Cantico delle fotografie") o della scelta di prostituirsi ("Oggi chi sono"), anche qui nell'accezione più ampia.

Insomma, il quartetto continua a dichiarare apertamente la propria antipatia verso qualsiasi disegno sociale che preveda uno schema preimpostato, e lo fa fin dall'iniziale "La Scuola cimiteriale", un punk-funk alla loro maniera che filosofeggia sul concetto della vita come se fosse una sorta di esperimento ("la tua nascita amico è stata un bluff / il destino é un colpo di biliardo / a volte la buca la decidi tu / a volte chiudi gli occhi tiri e non ci pensi più"), dove spesso a farla da padrone è la disillusione ("li ho realizzati tutti quei sogni che ho vissuto / sono una parodia di quelli che avevo sognato") quando è il momento dei bilanci.

Rispetto ad "Auff!!", che tanto mi era piaciuto due anni fa, nelle 11 canzoni di "McMao" manca forse solo una piccola cosa: quella tensione emotiva che allora rendeva il materiale esplosivo. Ciò non significa che Max Stirner Fusaroli si sia risparmiato, anzi: il lavoro di produzione è encomiabile e la band sembra notevolmente cresciuta, ma a tratti mancano quei pezzi al fulmicotone dalle ritmiche serrate (mi riferisco ad "Irreversibile", a "Nei palazzi", alla title-track) che ad oggi rendono quel disco inarrivabile. Con "McMao" siamo un gradino sotto ma va benissimo così.

Commenti (3)
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  • timber 20/03/2014 ore 23:15

    bellissimo!! complimenti ragazzi!!

    > rispondi a @timber
  • maxavo 29/06/2014 ore 15:08

    Lo dico in ritardo, ma questo è un gran disco!Rispetto al precedente ancora piu incisivo, nel suo ammorbidire le sonorità e rendere il contenuto ancora più evidente.Davvero qualcosa che non assomiglia a molto altro(forse un po i csi) e che ha il coraggio di usare le parole in modo diretto ma non banale, centrando in pieno il bersaglio. Esaltante!

    > rispondi a @maxavo
  • Moscarda 28/08/2014 ore 15:08

    A mio parere questo album è più bello del primo, anche se meno d'impatto di Auff sembra andare più a fondo, mi piace!

    > rispondi a @Moscarda
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