20/03/2014

"Come cambiano le convinzioni. Come cambiano i sistemi."

Nel primo verso di "Abbracci", Maria Antonietta riassume in otto parole il concetto davvero fondamentale di questo album: tutte le cose sono in divenire. Tutto cambia. Cambia anche, e soprattutto, quello che crediamo di sapere di noi stessi.

Proprio come aveva fatto nel primo album, anche in "Sassi" (uscito per La Tempesta Dischi) Letizia Cesarini affronta quella mastodontica impresa che è descrivere se stessa. Ma lo fa in modo radicalmente diverso rispetto a prima. Perde il cinismo e la sfacciataggine degli anni passati, e di base perde anche l'indole punk: la rocker anarchica e casinista che conoscevamo viene confinata in una sola canzone, e cioè "Ossa", assieme anche a quella sfrontatezza che le fa dire "sono bella e anche intelligente".
Rimangono i grandi traumi. Quella stessa scena di "Tu sei la verità non io", quella che da 10 anni non riesce a togliersi dalla mente, qui viene ribadita in "Animali" (il vero masterpiece dell'album, che con gli archi e quella quiete che trasmette è quanto di più lontano ci si potesse aspettare da lei). Rimangono anche le piccole confessioni imbarazzanti: "Io quelli che amo li punisco per vedere se mi amano abbastanza da rimanere". Ma sono costantemente affiancate da una sorta di fiducia nel presente e in se stessa, e a tratti riescono a comunicare un inedito senso di equilibrio. E la fede, che nel primo album era sembrata più che altro una scelta estetica - se non addirittura un escamotage per definire una propria identità - ora ha uno spazio talmente ampio da non lasciare alcuna possibilità di fraintendimento. Altrimenti non si spiega dove abbia trovato il coraggio di aprire l'intero lotto ripetendo "a Lui credo" in una specie di salmo rock, e lo dico con tutta l'ammirazione possibile.

Se il quadro generale che veniva fuori dal primo disco era quello della ragazza perduta, sessualmente promiscua, irresponsabile e un po' esibizionista, da queste dieci nuove canzoni viene fuori l'autoritratto di una donna tutta d'un pezzo, che crede in valori importanti come la verità, la purezza e l'integrità. La fiducia nell'amore vero, quello che ti salva soprattutto da te stesso. Valori anacronistici come lo è lei stessa, che in questo lavoro mostra il suo lato più tradizionalista, ricordando, sia nella forma che nei contenuti, un modo di prendere la vita molto più vicino all'Italia degli anni '60 che non ai nostri giorni.

Un ultimo appunto necessario: non tutte le canzoni hanno la stessa forza espressiva. L'album si chiude in modo un po' annacquato, e gli ultimi due pezzi sono un'uscita di scena poco convincente. Nonostante ciò rimane un lavoro di tutto rispetto. Il prodotto di un'artista con delle sfaccettature che ricordano Courtney Love e altre che rimandano a Mina, e altre ancora che ci mostrerà strada facendo. Una che è capace di cambiare le carte in tavola proprio quando pensavi di aver capito il suo gioco. Una che non rimarrà mai uguale a se stessa e che continuerà a cambiare le sue convinzioni, che cambieranno i sistemi, che a loro volta cambieranno le canzoni.

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La recensione Maria Antonietta - Recensione - Sassi di Alessandra De Ascentiis è apparsa su Rockit.it il 23/07/2019

Commenti (2)

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  • Mr Egn 20/03/2014 ore 14:45 @mregn21

    dove lo vedete il punk? dalle tracce che ho sentito è un disco da evitare... mille volte meglio gli Young Wrists

  • Chiara Longo 20/03/2014 ore 17:42 @vanabass

    Mr Egn a parte che "punk" è prima di tutto un'attitudine, ma mi pare che nella recensione ci sia scritto che "perde l'indole punk". Al posto di leggere due parole a caso tra le centinaia della recensione e mettere subito le dita alla tastiera, ti consiglio di leggere bene per evitare figuracce.

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