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RECENSIONE
14/05/2014

C'è poco da dire: un disco punk così frizzante e colorato, nel nostro Paese, non lo si sentiva da anni.
Veloce, melodico, fresco e tutt'altro che ripetitivo. "Back to a New Way" potrebbe essere riassunto semplicemente così – una carica di adrenalina e armonie iniettate ad illegale e folle velocità.
La tracklist scorre liscia come l'olio, ogni traccia riesce ad incuriosire e la voglia di passare alla canzone successiva è difficile che venga. Stiamo parlando di un modo molto inconvenzionale di fare punk sotto diversi aspetti, le linee guida del genere sono canoniche e si ritrovano tutte in "Back to a New Way", sono piuttosto le piccole sfaccettature, gli arrangiamenti e la cura dei particolari che rendono dannatamente affascinante il secondo album dei 1000 Degrees, una band il cui unico errore, finora, è stato quello di essere nata in Italia.

Ci sono i Blink, c'è la potenza del melodic hardcore moderno, revival, molte influenze old school, c'è la melodia e l'evanescenza del post-rock come ci confessa Francesco Bacci (front-man della band genovese) nell'intervista rilasciataci poco tempo fa: «C'è l'emo anni 90, molta della “nuova” ondata generazionale dell'hardcore come Flatliners e co. e soprattutto si sente molto la recente e massiccia influenza post-rock. Ci sto andando a bagno».
Tutto questo si sente, è inevitabile, tuttavia le influenze vengono rimaneggiate in maniera saggia dalla band, veicolando tutto questo background in uno stile estremamente personalizzato: la firma di questi quattro talentuosi punk rocker. Una delle note più positive di "Back to a New Way", infatti, è l'aver trovato un proprio gergo musicale che permette ai 1000 Gradi di essere individuati con maggiore facilità all'interno di questo immenso calderone musicale quale è il punk rock, spesso fin troppo omogeneo e scontato. Una maturità compositiva difficilmente riscontrabile in gruppi alla loro seconda produzione discografica. Un mood che si schiude attraverso piccole e quasi impercettibili accortezze, nulla è lasciato al caso, le seconde chitarre e tutto ciò che può essere definito “di contorno” è curato in maniera maniacale: parti in clean, delay, enormi riverberi “stereo”, seconde voci, cori e soprattutto le note singole della lead che bisticciano con delle rullate da capogiro.

Le tracce, entrando nel dettaglio, hanno molto carattere ed una rara freschezza: già dal ritornello della headtrack "Orango Train" si intuisce il talento di questa band. Da qui in poi è tutta una piacevole discesa, l'album prende velocità con la title track e "Great Expectations", molto Rise Against influenced, con la voce calda di Gabri che compensa l'esuberanza di Francesco. Gli ampi riverberi ben gestiti nella fase di mixaggio creano lo sfondo, il background, dando profondità al mix e in questa nebbia si confondono le seconde chitarre creando, come nel caso di "Instead Of", interessanti effetti post-rock che possiamo ritrovare all'interno di diverse tracce statunitensi come, ad esempio, quelle dei Polar Bear Club.
Questi ragazzi riescono inoltre a confezionare tracce realmente degne di nota come "The Tallest Tree Around" e "Losing Weight", dimostrando di curare in maniera spasmodica anche quelle che possono essere considerate tracce minori all'interno dell'album, bilanciando alla grande la tracklist. La voce di Francesco, come accade nell'ultima canzone citata, cavalca gli accordi della lead devastando tutto ciò che gli si pari davanti con un'infinità di armonie che accorrono in supporto per amalgamare il tutto e far sì che dallo stereo la potenza esca veicolata dalla melodia, producendo un risultato davvero sorprendente.
La lead pornografa di Downhill si attorciglia in un giro di note singole facendo orbita attorno al proprio ego. E' il pezzo che, più di tutti, ci ricorda il precedente album della band genovese: "Has Already Past".
Infine l'album esplode con il singolo "Sayonara", che decretiamo ammiraglia dell'album, con un magnifico ritornello introdotto a metà traccia da intrecci in clean da far accapponare la pelle. Un continuo coro da urlare in quelle serate goliardiche con le braccia alzate al cielo: encore!
L'album si chiude fra le trame di "Astronaut", tra groove e arpeggi che riescono a trascinare ancora una volta l'ascoltatore. Un encomio finale va allo strepitoso batterista di cui tuttavia sarebbe da escludere la positività ai test antidoping. 

Melodie, potenza, velocità e cura dei dettagli: una somma di fattori che fa la differenza tra un album mediocre ed una tracklist che vale la pena di essere comprata e serrata all'interno dello stereo; "Back to a New Way", possiamo dirlo con fermezza e coscienza, appartiene a questa seconda categoria.
Chapeau.

Tracklist

Ascolta su: Amazon Music Tidal
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