leonardomariafrattini frattinate 2014 - Cantautoriale

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Un disco retrò di un cantautore dal talento smisurato. Leonardo Maria Frattini: ricordiamoci questo nome.

Lo ascolti per bene, lo riascolti e poi lo ascolti di nuovo. Allo sfinimento. E alla fine del viaggio si fa largo l’unica conclusione possibile: questo qui è uno che se la spassa. Alla grande peraltro. Perché solo chi sa divertirsi come un bimbo a una gita (ehm…) riesce a trovare sempre e comunque le parole giuste per esprimersi. Per poi poter giocare in loro compagnia, incasellarle una dietro l’altra nemmeno stessimo parlando della soluzione di uno schema de “Il Bersaglio”, (già, il gioco della Settimana Enigmistica). Poi è chiaro che non bisogna farsi mancare nulla, che i frizzi e i lazzi è meglio non lasciarli mai da soli. E la chiusura del cerchio arriva sulle ali di uno swing d’autore dal retrogusto retrò, il più delle volte steso su di un raffinato tappeto jazz, adatto alle atmosfere di un night fumoso se non di un tabarin.

“Frattinate”, opera prima di Leonardo Maria Frattini, è racchiuso in quindici canzoni esplosive, messe assieme da un cantautore dal talento indiscutibile. Che alle scuole serali si è sparato dispense, si presume voluminose, curate personalmente da personaggi del calibro di Natalino Otto, Lelio Luttazzi, Gorni Kramer. Retrò è la parola chiave, il passato il grimaldello adatto a scardinare con leggerezza i per nulla leggeri anni 2000: ecco allora i riferimenti al risparmio energetico (l’opener “Ebbi dubbi”), alla sacralità dello star system (“Kate Moss”) o alla pericolosità del tubo catodico (“Per la De Filippi”). Che poi non rappresentano altro che scuse per continuare a spassarsela e, ammettiamolo senza problemi, a far divertire anche noi. I calembour che il Frattini riesce a estrapolare (ad libitum) dal cilindro sono irresistibili (“Ebbi dubbi ad Abu Dhabi, a Dubai poi dubitai… e dei dubbi di Abu Dhabi a Dubai ridubitai”, ma è solo uno dei tanti esempi possibili), poi ci pensano gli ammiccamenti dell’orchestra (lì in mezzo c’è anche il sax di Kikko Montefiori) a regolare il resto, rendendo il disco frizzante ed estremamente godibile.

Non c’è via di uscita, Leonardo Maria Frattini è bravissimo e c’è poco altro da aggiungere, se non esprimere la speranza che il nostro ne possa avere anche per la prossima occasione. E di certo papà Piero che nel secolo scorso, dalle pagine del quotidiano veronese “L’Arena”, curava una rubrica dal titolo, guarda caso,“Frattinate”, avrebbe apprezzato.

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La recensione frattinate di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2014-07-28 00:00:00

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