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RECENSIONE
23/05/2014

Definirli side project probabilmente non rende giustizia agli Od Fulmine. È vero, ci sono membri ed ex membri di Meganoidi, Numero 6 ed Esmen, nomi che girano attorno alla Green Fog Records di Genova. Eppure la band ha una propria identità e una propria coerenza artistica che rende queste dieci canzoni un’esperienza compiuta.

L’alchimia che scaturisce da retroterra diversi non può che riflettersi nell’ascolto di un album che verte su due cardini precisi: i cantautori e l’indie rock. Loro mettono in mezzo Hüsker Dü e Luigi Tenco e forse esagerano un po'. Più che altro gli Od Fulmine lambiscono gli ambiti sbilenchi dei Marta Sui Tubi e sfiorano gli spigoli taglienti degli stessi Meganoidi. Quando la formula gira bene l’effetto è davvero potente. L’iniziale “Altrove 2” è un valzer distorto e inusuale - un bell’esercizio per chi ha tanto fiato in gola e un mucchio di risentimenti da scrollarsi di dosso. “Ma Ah” ha uno stile lineare e un ritmo dritto, con in più una strofa che funziona per via di quella nota maligna che incupisce l’atmosfera alla vecchia maniera del grunge.

In un paio di occasioni il cantautorato ibrido degli Od Fulmine perde qualche colpo e gira a vuoto. “Nel Disastro” è banale, sembra di ascoltare il solito rock italiano, quello che ha costretto un’intera generazione a nascondersi nel proprio recinto quando altrove si scriveva la storia. Stesso difetto per “Fine Dei Desideri” mentre di tutt’altra pasta è “40 Giorni”, che con il basso in primo piano mette in mostra il lato più oscuro di una band che ha dell’innegabile talento.

Tracklist

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