Slumber Never been a girl 2003 - Lo-Fi, Pop, Indie

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Se ne parlava bene già da un po’ di tempo dei veronesi Slumber. E questo esordio sulla lunga durata, per la trevigiana Fosbury rec., non fa che confermare le buone impressioni. “Tra le atmosfere d’Albione e gli amori ai tempi del college” recita il foglietto di presentazione distribuito dall’etichetta. Ed è definizione per una volta azzeccatissima: gli amori musicali del quartetto sono da annoverarsi nella benemerita e mai dimenticata scena ‘shoegazer’ che spopolò nell’Inghilterra dei primi ’90 (un nome su tutti? I primi Chapterhouse), in certe cose dei Ride più intimisti e meno psichedelici, nella nostalgia jingle-jangle del primo album dei Primal Scream, nel pop gentile, appena disturbato dalle distorsioni, degli scozzesi Teenage Fanclub.

ià la parte britannica delle ascendenze farebbero venire l’acquolina in bocca a più di un buongustaio del pop, ma anche quella a stelle e strisce non è da meno: ecco gli Weezer far capolino in “Get up number 1”, i Pavement sbucare in “Christ of the road” (anche se paiono mediati dai nostrani Yuppie flu di “Sprinter” per quel riff di tastierina…), un po’ dappertutto i Magnapop. E poi, i padri nobili: quel finalino alla Velvet Underground che conclude deliziosamente “Wivenhoe, Essex”; quell’armonica che ricorda tanto il Neil Young di “Harvest” in “Beat your generation” e quella chitarra tanto nervosa quanto melodica che trascina invece dalle parti di “American stars’n’bars” nella conclusiva “A popular stoner”. Dove echeggia per un attimo la melodia di “Penny Lane” dei Beatles.

In sostanza, una produzione sopra la media, ma in cui almeno due cose appaiono perfettibili: primo, un po’ più di verve e un attimo più di groove avrebbero dato la spinta definitiva a delle canzoni, belle, ma a tratti un po’ ‘appoggiate’ su se stesse - che diamine: è pop! La gente vuole ballare! Secondo: oibò, perché l’inglese? Ancora una volta: è pop! Che se ne fanno gli inglesi o gli americani di altri Teenage Fanclub o Pavement? L’Italia invece ne avrebbe molto bisogno: e incastonare, come un gioiello prezioso, liriche in italiano in questo splendido pop anglosassone sarebbe un passo avanti nella definizione della propria personalità. Basta pensare alla differenza che ha fatto l’italiano per gli Afterhours.

Acquisto raccomandato, quindi, e voto alto, ma non il massimo: si può dare di più.

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La recensione Never been a girl di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2003-06-05 00:00:00

COMMENTI (1)

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  • federico1980 13 anni fa Rispondi

    D'accordissimo con la recensione, album molto molto bello :[