05/06/2003 di Christian Amadeo

All’anagrafe, il signor Renato Abate, risulta avere quarantacinque anni. Possibile? Parrebbe di no ascoltando i nuovi lavori discografici dell’artista milanese noto con lo pseudonimo di Garbo. Abbiamo già recensito “Blu”, tredicesimo album, che ha riportato il signor Abate indietro nel tempo, come d’altronde ha sempre fatto nella sua ventennale carriera. E come dargli torto ascoltando le sue composizioni? Nel nuovissimo ep “Migliaia di rose” il Nostroci consente di confrontare il ‘vecchio’ ed il ‘nuovo’ artista milanese, per renderci noto che vent’anni, a ben guardare, sembrano un arco di tempo troppo lungo e che il dark decadente di “A Berlino…va bene” è sempre lo stesso.

E’ riuscito a non far passare il tempo, è rimasto quello dei primi anni Ottanta: look scuro, testi malinconici, voce calda e sensuale, timbro vocale e musicale incline alla new-wave elettronica di gran voga venti anni fa. Sei brani, in questo ep, dalla fresca title-track, che sembra composta ai tempi in cui era un personaggio molto seguito e di ‘culto’, grazie ad un carisma, ad uno stile compositivo e di vita imitatissimo all’epoca. Nei brani successivi (una mezz’oretta di durata circa), ripercorriamo i suoi più grandi successi in versione live, in una sorta di mini-best che farà la gioia dei suoi ormai attempati fans - ma anche di quelli che oggi scoprono il suono di Subsonica, Bluvertigo, Soerba e, non ultimi, dei fidi Sirenetta H. Ecco allora la già citata ed immortale “A Berlino…va bene”, così come era ventidue anni fa - come sottolinea lo stesso Garbo al termine del brano. Poi parte la dolcissima “Quanti anni hai?”, ed ecco la voce splendida - che qualche anno dopo fu imitata da Andrea Chimenti con i fiorentini Moda, altra ‘bandiera’ della wave anni Ottanta, assieme ai primi Litfiba e Diaframma - attraverso la quale Garbo esprime con stile inconfondibile il suo romanticismo, la sua struggente vena poetica. In scaletta non manca comunque il ritmo: da “Il fiume”, con il refrain più aggressivo e chitarre distorte, alla versione punk’n’roll di “Radioclima”, un altro hit garbiano dall’impronta indelebile. Chiude il groove irresistibile di “Vorrei regnare” e allora la pista si riempie, con i sintetizzatori a palla e creste dark che ondeggiano con i colpi della batteria elettronica.

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