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album Distillati Vari - Retrò Maison

Retrò Maison

Distillati Vari

2013 - Indie, Elettronico, Post-Rock

RECENSIONE
25/09/2014

Il pezzo che apre il disco d’esordio dei campani Retrò Maison si chiama “Deja-vu” e, scorrendo velocemente tra le tracce, qualcosa fa presagire il peggio. Al di là della bravura tecnica e della passione, che già compaiono ad un ascolto distratto, ci sono brani in cui i riferimenti a Teatro degli Orrori (“Mentre ti Aspetto” e “Troppo Rumore” su tutte), Massimo Volume (“Modalità Random”, finale, fin troppo eloquente omaggio a “Lungo i bordi”), e a tratti i Santo Niente, sono decisamente opprimenti.

Ma questo lavoro, per fortuna, è anche altro. Per la maggior parte del minutaggio, nonostante alcuni forti rimandi restino (l’introduzione di chitarra di “Le visioni di Ernest” è di palese scuola Sommacal), si intuisce l’inizio di un proprio percorso anche a partire dalle stesse ispirazioni delle band di cui sopra. Sull’intera durata, prepotenti per esempio si sentono gli Shellac e gli Helmet più quadrati nelle parti elettriche, ma sono le svisate violente alla Fuzz Orchestra, i momenti di prog-psych e gli inserti elettronici il pepe nascosto. Se varie sono le soluzioni cercate e le influenze in campo, tra cui anche delle “ballad” settantine, l’interpretazione vocale non è meno istrionica, vagando tra un Giovanni Gulino in acido, un Francesco Renga dei bei tempi andati e un Umberto Palazzo solista sotto oppiacei, per restare nel nostro paese. I testi però mancano ancora dell’appeal necessario ad un pubblico come quello italiano così concentrato su forma e sottinteso, risultando più efficaci nella concretezza delle immagini che nel rimando a sotto-testi.

Tirando le somme, in tutto il lavoro le potenzialità si sentono ma sono ancora schiacciate dal tentativo di entrare nella partita di altri invece di cercare di imporre il proprio gioco, il proprio ritmo e la propria personalità, seppur in formazione, ma è il coraggio quello che potrebbe permettere il passo in più.

Tracklist

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