16/06/2003

Fra apparizioni varie in tv - “Supersonic” di MTV ed altre sui programmi di Red Ronnie - e vittorie varie, i Dilaila esordiscono con “Amore e psiche”, album che parte bene con “Ventidue dicembre”, tuttavia un po’ rintronante, seguita subito dopo dalla fantastica “Quadro surreale” - scelta come primo singolo con relativo videclip - che, se sarà ben promossa, potrebbe colpire durante l’estate. Si tratta infatti di un pop/rock che lascia molto spazio alla bella voce di Dilaila - la cantante - ma che non scade nella banalità… insomma, nulla alla Cremonini, ma un pop godibile che rinfresca e non stufa - come si direbbe di un vino - che manderesti giù senza sosta.

L’attacco di “Dolce illusione” è alla Oasis e ti fa sobbalzare sulla sedia; poi, per fortuna, se ne distacca e diventa un pezzo della band. “Pensierozero” continua su questa strada, complicandosela un po’, ma poi arriva quello che dovrà senza dubbio essere il secondo singolo, “Un sogno per caso”, pop vagamente retrò che ricorda tanto i primi Delta V. “Interiorità”, col suo basso pesante e le solite schitarrate volutamente ‘rozzette’, tira su una sonorità che forse stride un po’ con i cinque pezzi che la precedono. “Cuore a pois” torna subito a ricordarci che stiamo ascoltando un disco dalle sfumature pop/rock (si sente infatti una rigida eco del pezzo precedente), ma qui si cambia, si ‘corre’ un po’ di più, si canta, con il basso sempre sotto a farsi sentire.

La vera e propria ballad del disco arriva con “Cinque minuti”, sempre duretta ma più collocabile entro schemi ben precisi: verso, bridge, partenza nel ritornello – la cosa meno bella del pezzo – e tranquillità. La chitarra elettrica è sempre lì sotto, comunque. “Mali”, invece, si apre con un campione che poi lascia spazio a sonorità vicine ai Marlene Kuntz. Piccolo intermezzo di pianoforte e poi spazio a “Goodbye”, altro brano candidato a singolo; arpeggio in apertura, batteria sempre ben presente, bridge a salire voce e chitarra e esplosione nel ritornello. Dilaila canta alla grande, e questa ci sembra essere l’effettiva conclusione dell’album - anche se poi ci sarà spazio per “Ventitredicembre”, brano con chitarra acustica e tastiera in apertura e sorta di ending recitato.

Tirando le somme, direi che si tratta di un prodotto al di sopra del solito pop: è popolare, non popolano, né estrapo(p)lato. E’ qualcosa che Le Vibrazioni si sognano, e che farebbe invidia ai tanti cantautori che cercano qualcosa di nuovo, senza rinnegare il vecchio.

Consigli pratici: chitarra più dolce e voce più alta nelle prossime session.

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