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album L’inferno invisibile - Camomilla Isterica

recensione Camomilla Isterica L’inferno invisibile

Fridge 2002 - Rock, Alternativo

RECENSIONE
22/06/2003 di Alessia De Luca

“C’è qualcosa che batte nella testa…sai tutto di me io niente di te..questo mi fa impazzire..”Il ritornello felice che canti in macchina al pensiero di un amore interdetto. Che si tratti di omino nel cervello o della cantilena dolce della settimana (iscrizioni club anti chiwawa sono aperte), “Infolove” dei camomilla isterica è la melodia dentro di te che già conosci, che ricolleghi (chissà perché) a certi attimi di natura scolastica adolescenziale, per intenderci scene sia da ruspanti ragazzi della 3c sia da sere proibite sui muretti sotto casa. Un salto nei tardo 80s quindi, da cui l’album in questione ruba sonorità e spensieratezza (beata!) pop music. Infolove già apparsa nella raccolta”Soniche avventure VII”, apre il lavoro 2002 “L’inferno invisibile” dell’ interessante formazione romana, presentato proprio un anno fa di questi tempi in occasione dell’omonimo spettacolo teatrale. Sottofondo della rappresentazione proprio le nove tracce dell’album, giocate come un puzzle folcloristico di percussioni, chitarre tenui, tocchi orientali e incursioni rap ; il tutto supportato e ben guidato dalla voce squillante di Catia, decisamente affine ai timbri della Ust Mara Redeghieri . Eh, già perché tra le tante emozioni suscitate nell’Inferno invisibile, ti fa anche venire voglia di riascoltare i vecchi Ustmamò (almeno chi li ha amati) e perché no a distanza di anni riscoprirli più interessanti al cospetto del panorama italiano attuale. La semplicità del sound è meritevole , anche se un po’ di melodia viene perduta dopo l’elettro-pop brillante di “Frammenti” e la Joe Squillo dei tempi migliori di “Secolo XXI” e diventa quasi imbarazzante in “Canzone divertente”, una sorta di rap forse più consona alla scena teatrale. “Piove” rialza le sorti dell’album con un incantevole sax, che dipinge l’aria di malinconia spezzata nei bridge da chitarre secche filo Police. L’atmosfera resta delicata fino alla fine, scomparendo tra i sogni delle parole recitate e cantate a tratti (egregi gli acuti di Catia), a cui è affidato l’onere di raccontare temi tutt’altro che leggeri, dalle difficoltà della comunicazione dell’era moderna alla solitudine vissuta nel quotidiano. L’uso dello scrivere canzoni resta allora uno dei pochi mezzi per uscire dall’inferno invisibile e dare un senso a tutte quelle emozioni inespresse e confuse delle nostre anime-torri di babele .

Tracklist

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