22/06/2003 di Alessandro Bonanni

Curioso come una torrida band salentina abbia un nome tanto evocativo di piste da sci, formaggio coi buchi e cioccolato. Che si celi un significato in questa antinomia freddo/caldo, nord/sud, un manifesto artistico che miri alla poetica degli opposti? Forse o, meglio, chissà: non ci è dato indagare le intenzioni che conducono dall’idea al supporto musicale che la concreta. Piuttosto possiamo ascoltare il cd e trarre delle conclusioni. Che sussista una certa dualità in Elettrostimolo, d’altra parte, è chiaro fin dal primo ascolto. Emerge il cammino di una rock band dal suono potente e teso che incontra il computer e vede cosa può cavarne. L’intro chemical che si evolve in un groove funky farebbe proprio ben sperare in un esperimento riuscito, se tutti non sapessimo che anche quello di relegare tutto l’eclettismo nell’angusto limbo del primo minuto è, oramai, un clichè del c.d. “rock italiano”. E, purtroppo, anche questo lavoro non fa eccezione. Dalla seconda traccia in poi, infatti, la natura degli Helvetica emerge netta e chiara nei suoi riferimenti a < b>Timoria e Litfiba, nella costruzione dei brani concentrata sulla rassicurante e collaudata forma-canzone-rock, nelle chitarre sempre protagoniste, addizionate da fragranze di wha wha, che concedono all’assolo più di quanto una garage band più modaiola e al passo con i tempi farebbe mai, nelle ritmiche tirate, nel canto di alto profilo tecnico, improntato al lirismo e al timbo lucido di Renga. Anche l’arrangiamento sarebbe quanto di più “rock” non si potrebbe, se non fosse per il tentativo di rimodernizzarlo ricorrendo ad una produzione che concede forse troppo al lambiccato massimalismo del plug-in, ottenendo il biasimevole risultato di fare più volte, sfacciatamente, il verso ai Subsonica. Il riferimento alla band di Torino è palese nella scelta di certi dettagli, come i filtri sulla voce, o l’inserimento di alcuni loops in sottotraccia; sembra anche che il cantante Daniele Stefanizzi abbia, come molti altri del resto, la “samuelite”. Per diagnosticargliela basta sentire come scandisce la parola “noia”, modulandola in tre sillabe, in “Mondo di noia” (che anche nel titolo richiama i subsonici “Momenti di noia”); ma le omofonie non finiscono qui: “Elettrostimolo” pesca, tanto nella denominazione quanto nel contenuto, da quel certo tipo di estetica organico-digitale tipica del combo piemontese e, a voler essere maliziosi, persino il nome Helvetica assomiglia un po’ a Subsonica…). A parte simili ingenuità, questa rimane pur sempre una rock-band che non ha molto a che spartire né con la house né col dub né col trip-hop. Fa caso a sé la sesta traccia “Disco-reggia” che contiene tanto un volgare gioco di parole quanto un riferimento topografico che solo i pugliesi possono capire. Un testo scabroso, pesante e grottescamente ironico accompagna un veloce brano disco-funk che esplode in un parossismo goduriosamente Living Colour e finisce col catartico rumore dello scarico del cesso. Brillante, anche se l’idea della pacchianata irriverentemente techno-disco-rock è già stata sparecchiata dagli Interno 17 con “144” molti anni fa. Per il resto ancora rock italiano e qualche ballad dal sapore più cantautoriale, tra cui spicca “Viaggio solitario” per la sua particolare efficacia melodica, nonostante l’arrangiamento non del tutto a fuoco, sofferente per qualche sonorità “sanremese” di troppo. Niente sperimentazioni, dunque, ma sano, potente, tirato e banale rock italiano, con una strizzatina d’occhio al trend. L’insieme suona onestamente e fa anche supporre che band dal vivo sappia il fatto suo, ma non fa comunque gridare al miracolo, finendo piuttosto nel, pur vasto, calderone della decorosa mediocrità.

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La recensione Helvetica - Recensione - Elettrostimolo di Alessandro Bonanni è apparsa su Rockit.it il 21/07/2019

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