08/01/2015

Strettissimo e conciso questo disco degli Alfatec, punk hard core di stampo classico, diretto come un uppercut a sorpresa nel momento di sovrappensiero. All'incirca mezz'ora di riff chitarristici veloci e precisi, batterie mitraglianti e urla da stadio, nello standard più fedele possibile al punk classico anni 70, vedi Ramones e Stooges, ovviamente con un'attualizzazione dei suoni e un minimo di ricerca in più nelle variazioni sul tema nella struttura dei singoli pezzi. Una canzone segue all'altra senza lasciare un attimo per rilassare il padiglione auricolare, ed è perfetto da mettere in cuffia mentre prendi a pugni il sacco da boxe o il coinquilino che ti ha fottuto l'ultima birra fresca di frigo. Da "Last dose" a "Fight for peace" e "Pigeon", la tracklist sciorina chitarre brevi e belle decise negli intro e negli stacchi, ritornelli da cantare con la voce spaccata dai colpi del pogo, "Otium" è un disco fatto per essere riprodotto dal vivo, con i più tosti davanti al palco che si squarciano le braccia a vicenda facendo a spallate in un bagno di sudore. I suoni sono curati e saturi di molecole furiose, "Bells Ring" il pezzo più veloce del disco è una vera e propria bomba a mano, in meno di due minuti potete raggiungere facilmente l'infarto provando a seguire il rullante. Da un disco punk non ci si aspettano sempre testi super impegnati, ma una sorta di protesta ad alta voce, fatta di slogan e incitamenti, modalità rispettata in pieno dalla band fiorentina. Non resta che alzare le braccia e i pugni al cielo, il grande spirito della rivolta armata di chitarre arriverà presto e ci porterà tutti in purgatorio, in attesa di giudizio per i nostri arti osceni in luogo pubblico.

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