22/09/2014

"Rapsodia satanica" è una gloriosa pellicola senza suono firmata da Nino Oxilia e risalente al 1917 che vede una Lyda Borelli dal pallore ancora ottocentesco cimentarsi nell'interpretazione di una donna anziana appartenente all'alta società e protagonista di un intreccio dalle pose dannunziane e dalle vertigini faustiane. Già protagonista dell'originario poema omonimo scritto da Fausto Maria Martini, Alba d'Oltrevita pattuisce col diavolo un ritorno alla florida giovinezza promettendo, in cambio, di non innamorarsi mai. Ma Alba s'innamora perdutamente e come deciso il diavolo si riprende la giovinezza e la lascia morire anziana e consumata.

Era difficile immaginare che giunti al sesto disco i Giardini di Mirò sarebbero tornati alla sonorizzazione di un fondamentale del cinema muto italiano come già avvenne con "Il Fuoco", colonna sonora ideale dell'omonimo film di Giovanni Pastrone. Non è invece difficile comprendere, ascoltando le sei tracce - nominate oniricamente con numeri romani in ordine anarchico - di questa suite strumentale, come "Rapsodia satanica" si presenti all'ascoltatore con una compattezza in grado di superare l'idea stessa della stretta sonorizzazione e quindi dell'inscindibile legame con la pellicola che racconta. Sei brani, dunque, dotati di un'inedita autonomia sorprendente, in grado di distaccarsi tanto dal film quanto da "Good luck" (2012) e dai suoi vaghi tentativi d'avvicinamento al pop che sembravano indicare una svolta nel percorso artistico della band; qua sono spazzate via tutte le dimensioni della canzone: nessun testo, quindi nessun cantato e nessuna volontà - come da tradizione, nel caso di questo gruppo - di compiacere l'ascoltatore per avvicinarlo.

"Rapsodia satanica" è un'operazione felicemente radicale in cui il suono registrato in presa diretta, un certo lavoro cinematografico sulla produzione dei brani e, più a fondo, una scrittura pura, senza compromessi e impreziosita nelle sue trame dal mix di rock e blues con slanci folk e prog, conducono la sapienza di Reverberi & Co. in territori parzialmente inesplorati che si aprono su momenti ossessivi a tratti tossici e retrò come mai prima. Osiamo dire che si tratta di un lavoro attento, curato ma pure evidentemente appassionato, fisico, da consumare - in loop.

Tracklist

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Commenti (1)

  • Marco Biasio 23/09/2014 ore 12:52 @bisius

    Bel disco. Ma dov'è la recensione?

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