18/11/2014

"Others" è un disco che andrebbe ascoltato durante lunghi e silenziosi viaggi notturni. Come la civetta, da cui la band piemontese prende il nome, gli Athene Noctua sembrano vivere ed esprimersi al meglio di notte. Le atmosfere come paesaggi da un finestrino cambiano in continuazione. Si passa dalla psichedelia dei Grateful Dead alla freakbeat dei The Mark Four, dal jazz rock dei Gong allo stoner di Brant Bjork.

Un album strumentale, si sa, deve prima di tutto impressionare alla maniera di Monet. Se lo si ascolta nel complesso, deve raccontare. Se lo si ascolta nel dettaglio, deve descrivere. I quattro di Montovì superano la prova con un’onesta più che sufficienza. Gli otto brani che compongono l’album sono ben strutturati e, particolare da non sottovalutare, ben suonati. I synth space di “Flying Poncho”, le atmosfere sonnacchiose di “Suppah Suppah! Magic Soup”, i movimenti più elettronici che acustici della batteria di “Boreal Lotus” sono quei dettagli che si intessono fino a creare un arazzo multiforme di sonorità (molto vintage, anche troppo). Una delle pecche principali del lavoro, infatti, è il suo voler essere volutamente retrò. “Others” guarda al passato dimenticandosi quasi completamente della sua data d'uscita. Certo, la musica non ha data di scadenza (per fortuna!) e qualcuno potrebbe apprezzare certe scelte, ma ascoltando una band come i Calibro 35 con un sound che parte dalle colonne sonore dei film poliziotteschi italiani anni ’70, si capisce che questo rappresenta solo un punto di partenza e non un punto d’arrivo. Gli Athene Noctua dovrebbero imparare a personalizzare i loro amati anni’70 e ’90. Non sarà facile, ma ci possono provare.

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La recensione Athene Noctua - Recensione - Others di Luca Di Leo è apparsa su Rockit.it il 19/07/2019

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