19/09/2014

"All waste town" è il terzo lavoro per Nazario Di Liberto, one man band palermitana classe 1990, in questo caso coadiuvato dalla presenza di Fabio Cristadoro e Sonja Burgì. Se con l’ultimo album del 2012, "Stasi", il musicista siciliano si era prodotto in una sequenza di istantanee dai colori vagamente pastello e dai toni umbratili, vicine a certe atmosfere dei mancuniani The Durutti Column, in questo ultimo disco uscito per Irma Records il registro cambia decisamente.
Nove episodi di sintetica bellezza, filtrati attraverso un’elettronica distopica ed estetizzante, in certi casi sconfinanti nella tecno trance ("Proto_tipo//4"), lambenti le sponde della migliore dark industrial ("Sign") quando non “rei” di riprodurre atmosfere più minimal vicine a certi suoni di Apparat (una splendida "Tokyo") o dal sapore decisamente più ambient del Thom Yorke solista ("Voices and crashes").

Nello scorrere degli oltre trentotto minuti, c’è spazio anche per omaggiare i Massive Attack di "Mezzanine" ("Useless") e per accendere un cero all’edicola votiva della madonna Primal Scream periodo "Screamadelica" ("Birds"), ma sia chiaro, senza scadere mai nella leziosità o peggio nello sterile e didascalico rimasticamento dei riferimenti appena nominati.

Un lavoro dal respiro decisamente internazionale, una prova di maturità compositiva (soprattutto in virtù della giovane età) che non sconta alcun timore reverenziale verso i mostri sacri citati in precedenza, e che non stonerebbe affatto in un qualsiasi club berlinese di electro/avangarde.
Non mancherà di girare nello stereo di chi, almeno per una sera, vorrà deporre le armi dell’indie rock e concedersi una mezz’ora abbondante di straniante oniricità.

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