20/09/2014

É più forte di me: quando ascolto un disco, soprattutto se a scopo recensione, cerco di scovarne sempre le influenze musicali. Con Laura Lalla Domeneghini questo impulso é stato ancora più forte; non appena, infatti, attacca il cantato di "The man of rain", la sua voce ha subito generato un forte scompiglio nel cassetto della memoria. All'inizio, pensando quasi fossi al limite dell'"off-topic", la associo a Beth Gibbons, ma rigetto subito l'idea, trovandoci pochi punti di contatto tra l'ispirazione di Laura e l'immaginario della band di Bristol.

Eppure "Due", nonostante sia lontanissimo dalle atmosfere che il nome Portishead rievoca, si colloca - a sorpresa - fra le cose più belle sentite in questo 2014. È un disco dal profilo "classico", asciutto negli arrangiamenti e ispirato a modelli che guardano oltre i confini nazionali. Non che non si trovino tracce di esperienze italiane sul genere (a tratti viene in mente la Donà agli inizi della carriera e lo stile di Le-Li), ma la scelta dell'inglese rimanda sostanzialmente ad altri capisaldi - tipo Nick Drake, Robert WyattThe Go-Betweens e moltissimo Anna Calvi.

La cosa più sorprendente rimane comunque la voce di Laura e, di pari passo, l'interpretazione dei brani; ha infatti dalla sua la grande qualità di far emergere senza timore questa caratteristica, rendendo le canzoni - nella loro assoluta semplicità, visto che spesso si accontenta dell'accompagnamento della sola chitarra - davvero speciali. L'unica eccezione al canovaccio è la sorprendente traccia finale, un remix di "The Storm" (la cui versione originale era contenuta nell'esordio) a cui mette mano Bahnhof Zoo, il cui risultato è davvero notevole in termini di resa sonora (torna alla mente Beth Orton).

A questo punto non ci rimane che una sola raccomandazione: Laura continua così!

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