Luca Candellero Incubator 2014 - Strumentale, Elettronica, Dark

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Un buon lavoro tra folktronica e synth pop

Luca Candellero definisce i brani di “Incubator” come un ”agglomerato di esperimenti e sensazioni provocate dal mondo esterno”. In realtà questa frase ha un suono più minaccioso di quanto non siano i pezzi stessi. Che si addentrano in un territorio folktronico di grande pulizia e gradevolezza. “Cablo” si rilassa su una melodia rallentata e malinconica, quasi una versione compatta e pop - tra mille virgolette - di Machinefabriek. “Me” ha un incedere per certi aspetti vicino a un Trent Reznor in formato cinema, con distorsioni dal tasso di acidità certificato e un arrangiamento elettronico piuttosto standard che sembra uscito dalla colonna sonora di “Lost Highways” di David Lynch. “A Place To Hide” è la traccia migliore, perché va lentamente ad aprirsi fino a raccontare un mondo intero di sensazioni e speranze. Molto più oscuro è l’ottimo “Toybox”, un lungo downtempo a metà tra wave e synth pop, tipo Depeche Mode in fase dark strumentale. “Incubator” insomma è un buon lavoro, con alcuni brani che spiccano rispetto ad altri. Unico piccolo difetto è una produzione a volte un po’ troppo fredda, specialmente quando si va oltre il minimalismo tipico di questo genere.

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La recensione Incubator di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2014-12-12 00:00:00

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