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album Life is offensive and refuses to apologize - Pankow

recensione Pankow Life is offensive and refuses to apologize

Minus Habens Records / Audioglobe 2002 - New-Wave, Elettronico, Dark, Alternativo

RECENSIONE
30/07/2003 di Jack Nessuno

Quanti dei giovani lettori di Rockit conoscono i Pankow? Forse pochi, ma in realtà sono un gruppo storico della new wave italiana. Nati a Firenze nel 1981 per iniziativa di Maurizio Fasolo, i Pankow hanno impiegato qualche anno prima di arrivare al disco d’esordio. Determinante fu l’arrivo in formazione del tedesco Alex Spalk e, dal 1987, anno di pubblicazione di “Freiheit fuer die sklaven”, il gruppo esplose negli ambienti EBM del nord Europa. In seguito la collaborazione con Adrian Sherwood li portò ai vertici del genere, con numerosi concerti anche in Germania e USA.

Negli anni novanta l’abbandono di Spalk sembrava avere determinato un lento e inesorabile declino, ma con questo disco ritorna alla grande il nucleo storico e, contrariamente alle previsioni, non si tratta assolutamente di una nostalgica rimpatriata. “Life Is Offensive and refuses to apologise” fa tesoro non solo di tutta la tradizione EBM, ma assimila anche le recenti innovazioni in campo elettronico. Accanto a classici brani di impronta new wave (la linea vocale di “Life is offensive” ricorda qualcosa dei Soft Cell, mentre “I never thought of the consequences” deve sicuramente molto ai Depeche Mode) si situano episodi di elettronica spettrale che seguono le impronte dei Pan Sonic (come lo strumentale “I can feel it” o la ballabile “Don’t”). Nel mezzo fanno capolino inflessioni industriali che ricordano soprattutto gli Einsturzende Neubauten anche per l’utilizzo della lingua tedesca.

Tra le prove migliori ci sono sicuramente “Kinderspiel” con la voce che accenna una melodia straniante accompagnata da una funerea sequenza di effetti sonori ed una ossessiva “Ware ich doch ein dichter” dal ritmo insistentemente cadenzato.

Qualitativamente all’altezza dei tempi, “Life is offensive and refuses to apologize” riporta all’attenzione un gruppo ingiustamente dimenticato, proprio in un momento in cui il crescente interesse per il dark industriale potrebbe dare l’abbrivio a una seconda giovinezza.

Tracklist

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