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album Superimpositions - Lorenzo Senni
09/09/2014

C'era questo bel picture disc in bianco e nero firmato nientemeno che Sven Vath e Anthony Rother, e conteneva due versioni del loro singolo, “Springlove”. Delle due io suonavo sempre la “No Drums”, che già dal nome fa capire di che cosa si trattasse: tutta la traccia tranne le linee di batteria. Mi piaceva perché, oltre al fatto che era la prima volta che mi imbattevo in una versione del genere (abituato alle “Dub”, quelle semplicemente senza cantato), mi sembrava perfetta per un'apertura di set. Quei synth ripetitivi che sembravano sempre preludere ad una (liberatoria) scarica di batterie che invece non arrivava mai erano un vero e proprio coitus interruptus che potevi prolungare a piacere a seconda del pubblico che avevi di fronte, prima di far partire il pezzo successivo (quello sì con le dovute drums). Ecco, il nuovo disco di Lorenzo Senni suona come una collezione di versioni “No Drums” di brani originali “da pista” mai esistiti. Un mantra di sintetizzatori che sembrano presi paro paro dai rave più visionari di fine '80 e primi '90, quelli dove suonavano personaggi poco raccomandabili come Liam Howlett (“Happic”), Mike Paradinas (“Elegant and never tiring”), Joey Beltram (“Zeroth order approximation”), Marc Arcardipane (“Superimpositions”), Jam & Spoon (“Foverver Headline”), Richard D. James (“xx1”), The Orb (“PointillistiC”). A metà tra manierismo e indagine sonora, tra album Panini e sincero tributo, questa raccolta spettacolare fa scucire immediatamente i soldini che ci vogliono per accaparrarsi il vinile in tiratura limitata.

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