Nei Shi Nei Shi 2014 - Folk, Elettronica, Post-Rock

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La qualità è enorme, il talento è superiore

È un disco morbido, questo di Nei Shi, progetto solista di Alessandro Petrillo dei Transgender. Occhio però che morbido non vuol dire comodo. Tutt’altro. Petrillo abbassa i volumi quasi a pretendere un ascolto attento di questi brani a metà tra folk, post rock e un pizzico di ambientazione dream. Forse non è casuale che il sample del bambino narratore di “A Ghost Called Charlie” - uno dei pezzi migliori dell’album - sia presente anche in una canzone di un personaggio cardine della musica atmosferica di questi anni come Atlas Sound (la traccia è “A Ghost Story” e apre il primo lavoro solista di Bradford Cox, “Let the Blind Lead Those Who Can See but Cannot Feel”). In entrambi i progetti c’è una visione onirica molto accentuata, sia pure con approcci diversi. Atlas Sound è più incubo che sogno, le sue chitarre tagliano in due i brani che spesso caricano l’aria di elettricità. Nei Shi ha i suoi momenti disturbanti (per esempio “Notturno”, una bellissima nenia senza parole sferzata da rimbombi quasi kraut) ma in generale tende ad accompagnare - e non ad annullare - i pensieri di chi ascolta. Che è un po’ quello che dovrebbe essere sempre la buona musica strumentale. Petrillo alterna arpeggi malinconici, ebow solenni, rumorismi accennati e un’elettronica mai invasiva. La qualità è enorme, il talento è superiore.

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La recensione Nei Shi di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2014-10-23 08:00:00

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