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RECENSIONE
29/10/2014

Se avete avuto dei contenziosi con gente di nome Sergio siete in buona compagnia, Il Rondine vi potrà comprendere, nemmeno lui vuole più sentire pronunciare quel nome, è un nome da vecchio, e si finisce sempre col dovercisi scontrare, non c'è verso. Nelle undici canzoni che compongono questo disco si osservano le cose con il microsopio, si taglia finemente la solita vita triste e dopo averla appoggiata sul vetrino con le pinze la si studia ruotando le manopole in senso orario e contrario.
Claudio Rossetti, ovvero Il Rondine, suona punk, folk-pop, cantautorato da voce, chitarra e piccoli giochi di synth, mette sotto formalina i casi contingenti che gli capita di vivere, anche suo malgrado a volte, ma nessuno di questi rimane impunito, vanno conservati attraverso la musica, trovando per ognuno un motto da scrivere nell'etichetta fuori dal vasetto. Momenti brevi che si dilatano all'interno delle tracce, storie d'amore finite male prese con ironia dedicando serenate acide e beats elettronici, come in "Mi Fido Più di Me": "Hai gli occhi di tua madre, ti prego di ridarglieli/hai la bocca di tuo padre, forse è il caso di ridargliela/sicuramente qualcosa di tuo nonno ce l'avrai/ebbene sarebbe il caso adesso di ridargliela".
Il Rondine è stanco delle situazioni d'attesa e forse il tema principale del disco è proprio il tempo. Tutti ti continuano a ripetere che invecchiando saranno sempre di più i rimpianti per non aver fatto determinate cose e di sbrigarsi, altrimenti non farai più "In Tempo"; ma chi se ne frega, in fondo se ti va solo di completare la Settimana Enigmistica non c'è da biasimarti. Poi però, se in quel dannato giochino delle differenze scopri che la settima non c'è, puoi andare fuori di testa, lì sì che il tempo è sprecato, ore e ore a voler cerchiare per la settima volta, ma niente: e quelle ore non te le resituirà di certo Bartezzaghi. Forse sono meno di sette anche le differenze tra questo disco e uno dei Public, per gli arrangiamenti, le melodie vocali e quella piacevole calma confidenziale nelle parole.

Candido come un bambino nell'esporre le proprie teorie Il Rondine, osserva e rielabora la quotidianità attraverso un metodo scientifico volutamente mediocre, i pensieri non vanno quasi mai oltre la pura constatazione dei fatti e questo è un grosso pregio. Dei rapporti a due chi ci capisce è bravo, vivere col proprio partner può portare all'assuefazione, alla staticità, anche il rapporto con gli animali domestici diventa allora fonte d'ispirazione per brani folk o blues, sia "La naturale capacità" di parlare col gatto, sia l'arbitraria decisione di uccidere uno scarafaggio nella doccia.

È tutta questione di tempo, sempre, ci si sveglia male la mattina e sul giornale si legge di persone che muoiono: chi attraversando la strada, chi sbadigliando, chi leggendo troppo o chi non leggendo affatto, bisogna fare caso a tutto o si finisce menefreghisti come i propri genitori; Il Rondine, con la voce impostata e la chitarra satura alla Giorgio Canali, nei momenti di compressione, prende e se ne va. Scappa per non affrontare "La Bolletta del Gas" (piuttosto i soldi li spende coi trans), ormai unico punto di contatto con la sua ex, da buon italiano medio nasconde i tradimenti dietro ad un folk-rock terzinato che quasi diventa waltzer: "forse dovrei dirti dove sono stato/ma oggi non è il giorno giusto/lo tengo per me/ti ricordi quella tua amica che mi hai presentato?/ecco, domani si sposa, si sposa con me" e vissero in pochi felici e contenti.
C'è una tensione alla Fabrizio De André, senza esagerare, in molti punti di questo bel disco, un pathos disilluso innegabile, spesso mitigato dall'ironia, ma si immaginano chiari i momenti vissuti da chi li canta, certo la poetica non vola così in alto, ma è difficile ascoltare distrattamente queste canzoni, in ognuna c'è una colla particolare che rimanda all'oggettiva verità dei fatti e ci si immedesima anche controvoglia. Può capitare a chiunque ciò che può capitare a qualcuno, anche finire paragonati a "Un'Oliva". O essere stati un'oliva.

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