28/02/1999

PRIMA RECENSIONE

Terza fatica discografica per Mauro Ermanno Giovanardi, Cesare Malfatti ed Alex Cremonesi, un trio che si 'nasconde' sotto il nome La Crus. Per il sottoscritto è uno dei gruppi che porta avanti una delle proposte più originali che possano essere catalogate sotto la ristretta definizione 'rock italiano'. Ricordiamo che il leader della band ha alle spalle anche la breve esperienza con i Carnival of Fools, altra formazione meneghina che all'inizio di questo decennio diede alle stampe un (solo) lavoro intitolato "Towards the lighted town", summa di tutte quelle atmosfere che ritroveremo, trattati in maniera diversa, sia negli album degli stessi La Crus che in quello dei Santa Sangre, altra costola formatasi dopo lo scioglimento.

Adesso è il momento di "Dietro la curva del cuore", episodio che apre nuove strade e ne chiude di altre; tramontano, ad esempio, certe atmosfere crepuscolari e un ermetismo di fondo che caratterizzava le liriche dell'album omonimo e del successivo "Dentro me". In compenso si accentuano le parti relative agli arrangiamenti orchestrali e anche le variegate soluzioni tecnologiche relative al sound. Ma c'è soprattutto un tema, quello dell'amore, che emerge sopra ogni altro elemento, quasi a testimoniare il fatto che i nostri si spoglino della loro voglia di rimanere ai margini e raccontare, in modo diverso e forse più diretto, determinati aspetti della quotidianità.

Da ogni parte si vociferava che c'era il rischio di doversi confrontare con una tradizione, quella italiana, dove nel 90% dei casi la parola 'amore' fa rima con 'cuore'; invece all'ascolto di questo lavoro si intuisce fin da subito che siamo distanti anni-luce da quegli aspetti e, dirò di più, siamo di fronte all'album più difficile dei La Crus, perché pur essendo abituati a certe sonorità, ora dobbiamo confrontarci con arrangiamenti atipici e comunque nuovi. Il singolo "Un giorno in più (insieme a te)" ha certe chitarre che ricalcano gli ultimi U2 (!!!!!!!) e suona certamente più etereo di quanto non lo fossero i brani dei primi due dischi, tanto che non farete fatica a canticchiare per strada il ritornello. Tuttavia non c'è da preoccuparsi: anche i restanti 11 pezzi sono targati La Crus, fin dall'iniziale "Soltanto amore", impreziosita dalla voce di Cristina Donà, e la successiva "L'uomo che non hai", con quella tromba in dissolvenza, aspetto tipico del sound della band. Altrettanto bella è "Natale a Milano", intensamente drammatica, come anche "E' andata via l'estate", stavolta malinconica quasi quanto "Diritto a te", pervasa da una melodia tradizionalmente italiana.

Ogni canzone meriterebbe una citazione, e comunque non basterebbe: "Dietro la curva del cuore" non è un album che si assorbe al primo ascolto, non è un prodotto facile e dimostra, ed è questa la cosa più importante, che il cuore dei La Crus pulsa più forte di quanto potessimo immaginare. Tocca a voi cominciare a sintonizzare il vostro sulle loro frequenze.

faustiko@rockit.it

SECONDA RECENSIONE

1.quanto è potente l'amore?

2.quanto è innamorato joe?

3.”senza bisogno di parole diritto a te”. E allora perché fare un disco di 12 canzoni per un totale di 52 minuti usandole tutte le parole (visto che poi, ad andare a vedere, sono ancora le stesse di sempre)?

4.perché gira e rigira, alla fine, noi italiani non sappiamo tanto allontanarci dalla madre di tutte le rime: “cuore-amore”?

5.quanti conoscono realmente (nel senso che hanno un loro vinile o cd e lo hanno ascoltato dall'inizio alla fine più di una volta) ciampi e tenco continuamente citati dagli amati la crus? Quanti sono invece quelli che li citano in continuazione perché fa trendy-decadente di brutto? Avete mai ascoltato interamente (tutte e 12 le canzoni) “piero litaliano” di ciampi senza cedere alla noia, alla sonnolenza o al nervoso (da patetismo)?

6. cos'ha di diverso un disco così dalla più tradizionale produzione sanremese? (e visto che si parlava di una loro presenza all'Ariston tocca ora parlare di occasione (per chi?) sfumata…)
7.che coraggio hanno i la crus a fare uscire un disco così facile e smielato (e loro possono dire quello che vogliono: che dire le cose semplici con poche e giuste parole è più difficile che farlo per confuse e sfuggenti metafore, che fare un disco “a togliere” è più difficile che un disco ad aggiungere), ma la sostanza non cambia. Ad ogni strofa si sfiora il luogo comune ( vuoi vedere che l'amore alla fine non è questa gran cosa?) e il disco è davvero alla portata di tutti.

8. ritorna quindi l'annoso quesito: bisogna per forza essere depressi per fare un bel disco?

9. e ancora: bisogna per forza inseguire sempre un'elite di pubblico e rifuggire le masse?

10.quanto (tanto) venderà questa terza fatica dei la crus? Come cambierà, di conseguenza, il loro modo di porsi di fronte alla musica?

11.quanto bello è il video di “un giorno in più (insieme a te)”? quanto bella è la tipa in sottoveste che pomicia con joe nella macchina?

12.in che meraviglioso stato di grazia hanno trovato l'ingegnere del suono?

13.quanti vecchi e polverosi vinili hanno ascoltato i 3 milanesi nell'ultimo periodo? Quanto restano comunque legati alla città di milano (che nel disco sfuma nella nebbia e quando la si intravede è nei lampioni accesi di una strada secondaria o nelle luci dell'ultimo tram della notte che va al deposito)?

14.mi piacciono come prima i la crus? (forse sì)
15. e a voi? E a chi non li conosceva prima? E a chi non li conoscerà mai?

fiz@rockit.it


Tracklist

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Commenti (2)

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  • Igor Ghigo 29/11/2009 ore 16:18 @igorghigo

    Semplicemente un capolavoro.

  • Yoda Yoda 30/11/2009 ore 11:12 @yoda82

    disco mooooooooolto sottovalutato

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