Marina Rei PAREIDOLIA 2014 - Pop

Disco in evidenza PAREIDOLIA precedente precedente

“Pareidolia” assomiglia in tutto e per tutto a un lavoro ben fatto e ben curato. Ma.

Mentre Marina Rei pubblicava i suoi nove album in studio molti di noi erano distratti e facevano dell’altro. Si può vederla come una colpa, ma non c’era dolo. Accadeva che ogni tanto si sentisse un nuovo brano da qualche parte, alla radio, alla tv o nella colonna sonora di un film e questo era quello che ci pizzicava per dirci che ehi, Rei continua a comporre e a cantare. In più di qualche occasione facendo dei pezzi abbastanza buoni, abbastanza radiofonici, abbastanza pop. Dopo “La conseguenza naturale dell’amore” (2012), che l’aveva vista collaborare con Benvegnù, Appino, Sinigallia, Capovilla, anche in “Pareidolia” – uscito il 30 settembre scorso – i compagni di viaggio sono di nuovo quelli che spesso vengono messi dentro il sottoinsieme nominato con “musica indipendente italiana”. La produzione è infatti affidata a Giulio Ragno Favero e tornano le collaborazioni con Pierpaolo Capovilla (in “Sole”), Andrea Appino (in “Avessi gli artigli”) e Zona Mc (in “Pareidolia”). Questa volta però il percorso sembra essere molto più individuale e solitario. Non soltanto per quanto riguarda le collaborazioni, più asciutte, ma è evidente anche in quel racconto del sé che è “Pareidolia”. Pezzi intimi, emotivi, specchio di quello che oggi è Marina Rei. In Pareidolia c’è una Rei matura, strutturata, diretta. È una scelta (o una necessità) evidente in quasi tutte le track ma soprattutto in “Avessi gli artigli”, “Ho visto una stella cadere”, “Lasciarsi andare” e “Vorrei essere”. Una forza che lascia poi spazio al lato più emotivo e rarefatto, che nella maggior parte delle occasioni dà forma a ballad come “Se solo potessi”, “Del tempo perso”, “Un semplice bacio”, “Fragili” e la stessa rilettura di “Annarella” dei CCCP.
Sono poi evidenti le ispirazioni, le influenze o le altre due mani che hanno composto le varie tracce. “Ho visto una stella cadere” rimanda fortissimamente alla scuola romana, cui Rei è fortemente legata, con un arrangiamento à la Noir désir e in “Sole” vien quasi da temere che Pierpaolo Capovilla possa sbucare da un momento all’altro. “Lasciarsi andare” è forse il pezzo più perfettamente pop e riuscito e, mentre “Del tempo perso” e “Se solo potessi” cullano l’ascoltatore in una modalità lullaby, d’improvviso si viene catapultati in “Pareidolia”, con un effetto simile a un’interruzione pubblicitaria nella versione free di Spotify. È quasi un paradosso che la title-track non c’entri praticamente nulla a livello musicale e narrativo con il resto del disco. Carichi di bpm si prosegue con “Vorrei essere” per poi ridiscendere di nuovo con “Fragili” e “Un semplice bacio”, entrambe in perfetto stilema Marina Rei. Infine, “Annarella”.

“Pareidolia” assomiglia in tutto e per tutto a un lavoro ben fatto e ben curato. Ma.
Ma ora che re-inizia a prendere forza una sorta di nuova consapevolezza femminile che usa la musica come mezzo, Marina Rei potrebbe far fruttare la sua esperienza, la sua capacità e il suo talento per tentare di portare a casa una fatica più rappresentativa, più incisiva. Non come un manifesto, intendiamoci. Non è necessario e abbiamo capito che spesso chi si (auto)proclama portavoce di qualcos’altro (o qualcun altro) alla fine porta solo la fine di se stesso.
Piuttosto una scelta meno comoda ma fatta con maggior coraggio, una scommessa con minori chance di vincere, perché spesso queste scommesse se le possono permettere quelli che hanno le spalle larghe e un curriculum bello lungo e non gli esordienti. Ora che le Marie Antoniette e le Levante rischiano di vincere premi, riempiono i club e i palinsesti radiofonici, Marina Rei, che già si era avvicinata al panorama indipendente italiano, avrebbe potuto rilanciare e aggiungere qualcosa di più. Anche per accendere ulteriori riflettori su ciò che merita di essere notato di più e da più persone, anche da quel pubblico che di solito definiamo mainstream. Invece, con questo “Pareidolia”, sembra quasi che a seguire questa sorta di “movimento” – passatemi il termine – sia lei e non viceversa.

---
La recensione PAREIDOLIA di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2014-11-01 08:00:00

COMMENTI (1)

Aggiungi un commento Cita l'autore avvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussione Invia
  • max10 8 anni Rispondi

    Recensione senza senso, questo e' semplicemente un bel disco, carico di pathos e cantato benissimo, punto e basta.

IL TUO CARRELLO