30/08/2003

Spesso capita di sentire dischi che mettono insieme in modo apparentemente gratuito od artefatto sonorità lontanissime e tra loro poco conciliabili. Troppe volte questi accostamenti risultano stridenti, o fatti per il solo fine di una ricerca fine a se stessa e molto poco godibile. Altre volte, invece, la somma degli addendi porta risultati inaspettatamente più elevati di quanto ci si potesse aspettare.

Questo disco dei Malamanera, fortunatamente, appartiene alla seconda categoria: in questo caso si sovrappone un cantato in siciliano (oltre che inglese) ad un solido quanto maturo impianto funk-rock. Ed è questa probabilmente la caratteristica più particolare di questo quintetto di Milano che ha saputo inserire nelle 13 tracce di quest’ottimo disco una lunga serie di influenze. Il funk si è detto, ma anche il reggae, il rock, il rap (“Babylon by lapa”) e altro ancora. Il tutto amalgamato alla perfezione dalle voci dei due cantanti (una maschile e una femminile) che alternano inglese e siciliano (solo in un episodio, “Ninnananna”, si lascia il posto all’italiano) con naturalezza.

Il risultato è molto omogeneo, anche se, forse proprio a causa dell’eterogeneità delle influenze, il sound si appiattisce su di una comune matrice americana che permea tutto il disco, risultando così meno personale ed innovativo dei contenuti di questo disco.. Sicuramente non è un caso se alcune tracce ricordano a tratti i Red Hot Chili Peppers, anche considerando che i componenti della band, eccezion fatta per la cantante, sono membri di una tribute-band del quartetto californiano.

Infine, la raffinatezza degli arrangiamenti e delle esecuzioni, su disco, frenano leggermente l’intensità dei brani; ma sono convinto che questa, comunque leggera, ‘pecca’ scompaia dal vivo, e spero vivamente di poter confermare l’impressione quanto prima.

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