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album secondo me i buoni - Ila Rosso

recensione Ila Rosso secondo me i buoni

INRI 2014 - Cantautore

RECENSIONE
15/12/2014

Già titolare di due album (uno pubblicato nel 2010 e il successivo due anni dopo), Ilario Rosso giunge alla terza prova sulla lunga distanza con tutta una serie di recensioni entusiastiche in curriculum. Spulciando la sua bio, scopro inoltre che, tanto l'esordio quanto "Labellapresenza", erano stati patrocinati da Gigi Giancursi e Cristiano Lo Mele, all'epoca 2/5 dei Perturbazione, impegnati dietro al banco in fase di registrazione e missaggio. Questo per darvi giusto qualche coordinata e intuire dove si possa collocare musicalmente il cantautore torinese.

Con "Secondo me i buoni" non si cambia registro, siccome l'ambito in cui si collocano queste 12 tracce é quello del cantautorato "duro&puro", con pochissime variazioni sul tema. Un approccio ortodosso alla materia, dove il Nostro riesce benissimo nell'intento prefissato: dimostrarsi all'altezza del genere che bazzica.

Tutto bene, quindi? In realtà non possiamo affermare che tutto giri come da aspettative; quando infatti Ila Rosso prova a spingersi oltre il paradigma, la percezione è che manchi qualcosa. In "Casi popolari", ad esempio, si lancia in rime baciate decisamente azzardate (per non dire forzate), del tipo: "Siamo casi popolari, peripatetiche nosocomiali / Scaraventati sui divani, sempre più incerti sui nostri domani / Presi da un nulla di un altro ieri, dagli invisibili giornalieri / rimuginanti sui rimpianti e sulle folle degli emigranti". Insomma, prova a fare il Battiato nel tentativo di raccontare l'alienazione dei nostri tempi ma il risultato é deludente.

Certo, questo aspetto non può pesare come un macigno né deve essere rappresentativo dell'intero lavoro. Una volta concluso l'ascolto, però, la sensazione é quella di un disco realizzato con tutti i crismi del caso (un livello di scrittura più che buono, arrangiamenti di tutto rispetto e una produzione accurata) che non accende la fiammella. Forse - e qui mi riferisco ad una impressione puramente personale a livello di liriche - per una modalità compositiva poco convincente quando Ilario cerca di andare oltre, nel tentativo di trovare una chiave personale.

Al contrario, se l'ispirazione è palese (Fabrizio De Andrè ne "I morti", Rino Gaetano ne "La canzone cafona", Vinicio Capossela ne "Ballata degli ultimi ubriaconi"), i risultati sono apprezzabili. Insomma, una dozzina di canzoni non tutte riuscite ma complessivamente il giudizio non può essere negativo. Rimane da lavorare sull'ispirazione (mettiamola così) e sui testi per farsi largo nella già affollata scena.

Tracklist

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