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RECENSIONE
06/09/2003 di Carlo Porcaro

Un opera ben ponderata, il nuovo disco dei Bisca. Poesia e dramma che si alternano, non riescono a separarsi, forse perché nella vita gli elementi sovracitati non si separano. La guerra attraversa ancora il pianeta, e chi ne è inorridito non può girare la faccia dall’altra parte.

Il gruppo napoletano si è sempre caratterizzato per versatilità musicale e coscienza sociale: in “Mancasolounattimo” non si smentiscono, anzi aggiungono qualcosa in più. Meno aggressività, più riflessività, sicché il disco appare ‘pulito’, scorrevole, meditato e…meditante. “1977” rimanda ad atmosfere purtroppo perdute, “Giù il tiranno” mette in guarda dai lecchini degli attuali potenti, “Occidente” è una cavalcata di sax che fotografa la malattia della parte di mondo florida, mentre “Il silenzio” è il brano che si staglia su tutti gli altri, per tutta la poesia che trasuda da testo e musica.

I Bisca sono sempre gli stessi, intendiamoci, ma continuano a maturare sotto tutti i profili e poi riflettono ad alta voce senza la pretesa di fare da guida intellettuale. Vivono ad occhi aperti e vorrebbero che in tanti lo facessero: la stanchezza potrebbe coglierli, invece si ostinano a sognare un mondo diverso.

A livello strettamente musicali non si registrano clamorose novità in in “Mancasolounattimo”: siamo sempre nell’area Clash/Mano Negra, nonché nei territori di una band simile - almeno per impegno sociale e temi delle liriche - come gli Africa Unite. Piuttosto, se non convince il modo di (non)cantare di Sergio Maglietta, piace il lavoro complessivo che ha condotto ad una originale versione del formato-canzone.

A questo punto, una domanda: perché i Bisca non vengono presi come punto di riferimento? Sarebbe bene che gruppi e gruppetti in erba con la t-shirt (solo quella, ahimè) di Che Guevara si ispirassero ai nostri. I Bisca indicano una strada, morale ed artistica, il canale in cui scorre la rabbia che ha preso forma ma non ha perso la sua intensità.

Tracklist

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