20/11/2014

“Album creato interamente da me”. E si sente. Ma non in senso positivo: non nel senso di quando casalingo significa semplice e intimo, bensì di quando per casalingo si intende dilettantesco e approssimativo. “Un album che intende raccontare semplici storie coi pochi mezzi a mia disposizione. Spero quantomeno qualcuna resti fra i denti”. Ecco sì, qualcosa fra i denti forse rimane, ma l'effetto è quello della foglia di verdura: fastidio.

Con pochi mezzi si possono fare grandi cose, o anche cose piccole ma belle. Questo disco sembra ambire a farne di grandi, visto che dentro c'è di tutto un po', il problema è che il di tutto un po' è affastellato e raffazzonato.
Le “semplici storie” sono fin troppo semplici, diciamo pure banali, raccontate con stile lettarario piatto e, soprattutto, stile musicale non pervenuto: elettronica commerciale-kitsch anni ottanta all'italiana? Elettronica colta alla Battiato? Gli piacerebbe! Un po' di balera-festa di paese-Capossela che non guasta (quasi) mai? C'è tutto questo e oltre, in un miscuglio disordinato, mal cantato, troppo lungo, riassumibile nel primo verso della prima canzone: “Che confusione in testa, altro che festa”.

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