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album Chimera - Ottodix

recensione Ottodix Chimera

Discipline / Audioglobe 2014 - Rock, Elettronica, Alternativo

RECENSIONE
09/01/2015

Adocchiati fin dall'esordio (risalente ormai a oltre 2 lustri fa) e concessa loro una sbirciatina più o meno ad ogni loro uscita, arrivati al loro quinto album gli Ottodix continuano a percorrere senza alcuna perplessità la strada battuta finora. Con la consapevolezza che sia questa la "cosa" che sappia fare nel modo migliore, Alessandro Zannier si affida stavolta alla Discipline di Luca Urbani (già metà dei Soerba negli anni '90 e oggi titolare di una carriera solista di tutto rispetto) per pubblicare queste 15 tracce.

E come già successo nelle due precedenti occasioni ("Le notti di Oz" del 2009 e "Robosapiens" del 2011), l'idea di fondo è la realizzazione di un concept sulla "fine delle utopie e delle ideologie del XX secolo". Impresa ardua, sulla cui riuscita nutro ancora qualche dubbio, nonostante gli ascolti ripetuti e approfonditi. Assodato quindi che le coordinate musicali rimangono quelle di sempre (a grandi linee l'elettro-pop nella declinazione di Depeche Mode e Bluvertigo), l'obiettivo prefissato da Zannier e soci ci pare riuscito solo in parte. Innanzitutto perché la selezione sul numero di tracce complessive poteva essere più stringente, arrivando persino a scattarne 4 e finanche 5 per ottenere un risultato finale molto più snello e meno dispersivo per l'ascoltatore. Si sarebbe evitato quindi lo skip che, in alcuni casi ("Napoleone", "Ucrona", "Apocalisse", "Mulini a vento") regna sovrano. Poi, sia chiaro: Zannier sa scrivere e arrangiare canzoni davvero bene e con gli "scarti" sopra citati band più mediocri farebbero un figurone. Però "Chimera", siamo convinti, avrebbe funzionato ugualmente, senza perdere il suo valore di concept, affidandosi anche solo alla title-track, alla bellissima "Le città immaginarie" (che entra fra le più belle canzoni del 2014), all'elettronica di stampo Kraftwerk di "Post", alla quasi baustelliana "L'ultima chiesa", alle atmosfere che rimandano ai Nine Inch Nails nella strumentale "Gli archivi di Tesla".

Rimane invece un punto interrogativo su "La fine del futuro", brano che musicalmente funziona benissimo mentre non convince appieno il testo (una critica sulle "magnifiche sorti e progressive" condivisibile solo in parte). In definitiva un lavoro che merita 8 per quanto riguarda le idee... e 6 per lo svolgimento. Fate voi la media.

Tracklist

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