26/11/2014

Joe Zawinul, Brian Auger, Keith Emerson: difficile dire chi di questi tre abbia influenzato di più Paolo Apollo Negri, ascoltando questo suo nuovo lavoro da solista. Affiancato da una band solida e preparatissima, il funambolico tastierista, già spina dorsale dei Link Quartet, sforna otto tracce estremamente eclettiche, che spaziano dalla fusion di scuola Weather Report ("Le noueveau cirque du midi", "Blossom of the Javanese garden") che si spinge fino all'etno rock ("Paco") all'amata funky music ("Gumbo funk", la familystoniana "Teenie tiny dancer"), fino a qualche accenno progressive ("Stimmung").

Il tutto con la solita strepitosa tecnica (di Apollo, ma anche del gruppo: gli assoli più efficaci ed espressivi quello del bassista Edoardo Giovanelli nella prima traccia, e quello del chitarrista Marco Percudani in "Paco". Tra i tantissimi di Negri almeno tre sono veramente da inchini: quelli di "Hole in a sock", "Le nouveau cirque..." e ancora "Paco"), qualche citazione più o meno esplicita (Zappa, Bee Gees, James Brown), e in più la capacità di non prendersi sul serio ("Hole in a sock"), decisamente non comune per lavori del genere.

Unico piccolissimo neo: un mix leggermente più chiaro e definito avrebbe fatto risaltare maggiormente gli interventi dell'asse ritmico, specialmente in fase solistica. Ma si tratta di pochissima cosa, di fronte a un album (quasi) strumentale di questa qualità, che riesce nell'intento di intrattenere e tenere desto dal primo all'ultimo minuto l'ascoltatore, finendo non di rado per stupirlo, specialmente se è anche musicista. E di palato fine.

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