Plankton Dada Wave Side effects - Four new songs that won’t surely be on our first LP 2014 - Punk, Noise, New-Wave

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Colti e citazionisti, violenti, grotteschi e beffardi: dada a gogò.

Lester Bangs diceva che nella periferia si nasconde il rock, nei momenti di crisi, e da lì riparte alla conquista del mondo, quando l’orologio dell’hype ha quasi completato il suo giro e riportato di tendenza suoni e stili solo un attimo prima decisamente out. Non conquisterà il mondo, ma la periferia italiana, da un po’ di tempo, dà segno di stare abbandonando l’hip hop, trionfante nelle metropoli, e di riabbracciare varie epoche passate del rock. Non sfuggono alla tendenza i varesotti Plankton Dada Wave, che nel nome recuperano il nutrimento dell’attitudine dada del primo punk, quello del ’77, e della prima new wave, senza dimenticare di attingere a fonti più lontane, come in “Da Song”, in cui le tonnellate di acido wah wah gettato sulla chitarra fanno venire in mente un certo Frank Zappa. "Ma chi se ne frega" invece recupera un’anticanzone di un’artista troppo spesso sottovalutata, quella Jo Squillo che di provocazioni dada se ne intendeva eccome. “Was ist Dada?” sbeffeggia i Daft Punk, costruendo però allo stesso tempo un adrenalinico strumentale da pista. “Zanta Klauz” è un primitivo post punk, scanzonato e grottesco al tempo stesso. Incrocio tra i Devo e i Gaznevada, i Plankton Dada Wave hanno certamente dei numeri, sono colti e citazionisti, cosa che ci piace sempre, ma mancano – credo volutamente – di quell’appetibilità nella stranezza che gli potrebbe permettere un salto di qualità e che non mancava, invece, ai modelli cui si ispirano.

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La recensione Side effects - Four new songs that won’t surely be on our first LP di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2014-12-11 00:00:00

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