Peter Punk Il seme della follia 2014 - Ska, Hardcore

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Un concentrato di punk rock: potenza, velocità, armonie e cori da stadio. La mezz'ora meglio spesa della vostra settimana.

Con il piacere di molti, infine, i Peter Punk tornano in sala di registrazione uscendone con un album che merita di essere ascoltato dall'inizio alla fine: "Il Seme della Follia". Quattordici tracce di punk rock puro colmano la mezz'ora con dell'ottimo spaghetti west coast hardcore: la formula è sempre la stessa, la batteria parte e i power chord la seguono a ruota. Uno stile intramontabile che, contando i chiari di luna che si prendono di questi tempi oltreoceano, rimane un baluardo, una certezza.

"Stesso Fuoco" è l'incipit ideale, classico pezzo punk rock che in quattro power chord e un rullante tirato a dovere fa decollare l'album dopo una manciata di secondi dal play. La produzione, come si intuisce sin dai primi minuti, tira fuori il massimo dagli strumenti e le chitarre riempiono in maniera quasi anomala il mix facendo di questa tracklist una mina vagante.
La trama degli strumenti viaggia liscia come l'olio: potenza, velocità, precisione e armonie sono un terreno su cui i Peter Punk si muovono egregiamente, riuscendo a confezionare delle perle come "Odio", "I ricordi che non ho", "20+" e "Panico"; tracce che concentrano in poco più di due minuti l'una tutta la maestosità di un genere tanto schietto quanto affascinante.
I veneti non tradiscono le aspettative riuscendo ad infilare tra le righe anche qualche levare ska. "I Veri Ladri" gioca sull'equilibrio fra i due generi, è l'archetipo della band ma, come si dice, the best is yet to come. È infatti la title track ad aggiudicarsi il titolo di ammiraglia dell'album: con la sua velocità di crociera, la tiratura delle chitarre, la durata (due minuti e pochi secondi) e il ritornello che sa tanto di coro goliardico, "Il Seme Della Follia" merita assolutamente il massimo volume degli altoparlanti del vostro stereo.

Con "Trasher" i Peter Punk portano sullo spartito una realtà che è ormai ben nota da tempo: una cultura, quella del trash, che va affermandosi sempre più tra le nuove leve provocando cortocircuiti dai quali nasce un freak show degno di nota. In questo modo i trasher escono dalle loro bare, evocati dal cinismo incurante del famigerato Avv. Andrea Diprè, e come veri zombie fanno strage di cervelli: quelli dei loro improbabili sostenitori. Qui i Peter Punk ci raccontano che cosa sta succedendo alle nuove generazioni, loro che come molti provengono da un'altra generazione, quella dei thrasher, in tempi in cui skateboard, visiere alzate, punk hardcore e thrash metal erano la cura a tutti i mali. Realtà giovani e gravide di creatività che idolatravano le gesta di personaggi come Henry Rollins e Greg Graffin, non carrozzoni di fenomeni da baraccone. Una cura che sbucciava i gomiti ma creava coesione e sane rivalità. Una cura che, quantomeno, creava qualcosa.
La società, sebbene attraverso metafore e concetti spesso poco affinati e sputati a rotta di collo, viene descritta in maniera pungente e precisa con tagli trasversali che vanno a interessare tutto ciò di cui si balocca e tutto ciò di cui è prigioniera la gioventù. Un universo che, fondamentalmente, muta gli slang e il vestiario ma resta sempre lo stesso. Probabilmente è proprio questo aspetto che rigenera di continuo le sottoculture e le relative correnti musicali, soprattutto, e i Peter Punk ne sono l'esempio, il “quattro quarti” più veloce della storia – il punk rock.

"Il Seme della Follia" è dunque tutt'altro che un ritorno scontato, si tratta di un'onesta schitarrata, in tutta la sua semplicità, «tra calzini sporchi e puzza che ottura il naso» a velocità illegale.
La mezz'ora meglio spesa della vostra settimana.

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La recensione Il seme della follia di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2014-12-13 09:00:00

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