Can D Demo 2003 - Strumentale

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...ma non chiamatelo post rock. Lo so, nella scheda dei Can D alla voce 'genere' c'è scritto così, ma è un'affermazione da prendere un pò alla larga: dare alle etichette può essere a volte troppo comodo, altre semplicemente riduttivo,come in questo caso.

Leggi: i Can D non sono dei cloni italiani dei Tortoise , né ripropongono il jazz rock in salsa indipendente dei Karate, o meglio non fanno solo questo.

Certo gli elementi 'strutturali' sono quelli: formazione essenziale e una strumentazione dove il sassofono convive felicemente con chitarra, basso e batteria a comporre tracce completamente prive (ad eccezione di qualche campionamento con esclusiva funzione'decorativa') di elementi vocali.

Però non sarebbe giusto liquidare il tutto come un 'post rock all'italiana', c'è qualcosa in più: non tanto la prima traccia, più vicina a una rumorosa cavalcata degli Shellac, che non ai tortuosi sentieri percorsi dai gruppi succitati, nè nella successiva 'Negroni', nella quale scorre un pizzico della follia tipica di John Zorn o dei Mr Bungle, quanto nella terza, 'Bus', nei quali il trio fiorentino si esibisce in una sorta di fusion post litteram, conservando l'appeal e il calore dei bassi ed evitando di cadere nello 'snobismo sonoro' tipico di quel genere.

Concludono il disco due tracce legate in un unico movimento, la prima parte colorata da ritmi quasi di bossa, la seconda più orientata tradzionalmente indi.

Concluso l'ascolto non resta che augurarsi che qualcuno si accorga presto di loro.

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La recensione Demo di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2003-09-28 00:00:00

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