02/10/2003 di Jack Nessuno

Quanto può interessare al pubblico del rock alternativo un musicista d’avanguardia? Se dovessimo fermarci agli stereotipi e agli steccati dei generi probabilmente poco o niente, ma visto che l’avvento del post-rock ha portato con sé una generazione di ascoltatori molto più maturi, abituati a spaziare tra diverse esperienze artistiche, mi piace pensare che ci siano sempre più appassionati che affianchino nella propria discoteca cd delle più svariate origini - da Edgar Varese ai Cramps, tanto per dire. Ed é precisamente a questi ascoltatori che si rivolge la recensione di “Bucato”, nonché a tutti quei musicisti che ricercano nuovi percorsi al di là dalle consuetudini ritrite.

Paolo Angeli è un musicista di difficile classificazione il cui stile si divide tra un attaccamento alle tradizioni della sua terra d’origine, una passione per la liuteria e un approccio inquadrato nella musica colta. Il Nostro è sostanzialmente un chitarrista, ma il suo strumento (una cosiddetta chitarra sarda preparata) esula dalla tradizione classica trasformandosi in una piccola orchestra che impegna tutti i quattro arti. In particolare una pedaliera collegata a martelletti consente di percuotere le corde singolarmente, mentre sette corde trasversali alle normali possono essere suonate attraverso un meccanismo azionato col piede. Le tradizionali sei corde, inoltre, sono montate su un ponte di contrabbasso che consente quindi l’uso di un archetto.

Fatto è che un semplice e distratto ascolto porterebbe a pensare almeno a un quartetto di strumentisti e occorre vederlo all’opera per credere che riesca nell’impresa di fare tutto da solo. Oppure fidarsi delle testimonianze oculari e ascoltare questo cd, registrato dal vivo durante gli ultimi due anni trascorsi in tour per l’Europa. Sintesi della sua produzione, “Bucato” riesce a far capire che il virtuosismo di Paolo Angeli non si ferma a un livello strumentale, ma si estende anche e soprattutto a livello di influenze stilistiche, passando da un minimalismo in stile Tony Conrad (“Lulas”) alle inflessioni jazz di “Discussione inutile”, attraversando la musica etnica (“E vai!”), il rumorismo (“A righe”), la classica da camera (“Etterbeek”) e la musica popolare (“Mesh plug”).

Il disco, nel complesso, è il compendio dell’arte di Paolo Angeli, una decisa prova autoriale nel panorama della musica di ricerca e un perfetto biglietto da vista per i tour nord americani che lo impegneranno alla fine di quest’anno.

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