Ettore Settanni La, sospeso 2003 - Strumentale, Rock

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C’è qualcosa di profondamente intenso e malinconico che viene fuori dalle tre tracce di questo cd-r, registrato tra le mura domestiche con l’ausilio di un pc. Ettore Settanni - in arte Il Brutto Anatroccolo - mette insieme un quarto d’ora di rock strumentale ‘suonandosi’ chitarra e basso, affidando la base ritmica ad un tappeto di batteria midi, che – come l’autore stesso ammette – risulta “malamente programmata”, a tratti bizzarra aggiungerei. Il Nostro - d’altro canto- sottolinea la natura ‘non-tecnica’ del lavoro, riferendosi anche al fatto di essere completamente autodidatta in ambito musicale.

Nelle note d’introduzione al disco colpisce che l’artista sembra quasi scusarsi per lo status di ‘non professionista’, e ribadisce che il suo lavoro, più che uno sfarzo di tecnica e maestria musicale, rappresenta uno sfogo personale. Il chitarrista pugliese, inoltre, tiene a sottolineare che la scelta di suonarsi tutto da sé è stata dettata dall’impossibilità di trovare altri componenti, poiché nel suo paese, Manduria (provincia di Taranto), la scena musicale si è cristallizzata all’interno di pochi gruppi che da anni sono chiusi quasi ermeticamente nelle loro formazioni, all’interno delle quali risulta pressoché impossibile inserirsi. Forse questa è anche la chiave d’interpretazione dello pseudonimo Il Brutto Anatroccolo.

Dopo avere letto le righe d’introduzione – devo ammetterlo – m’è venuto il dubbio che questo ‘vittimismo’ fosse in realtà un’escamotage per giustificare il fatto di non sapersi destreggiare tra le note musicali. Qualche secondo dopo avere premuto il tasto ‘play’ mi sono accorto dell’errore: sin dai primi riff si capisce bene che Ettore Settanni è uno che gli assoli di Satriani e i fraseggi di Malmsteen deve averli sentiti e risentiti davvero tante volte.

In questi tre brani c’è l’anima, si sente; ciò risulta ancora più evidente nelle imperfezioni del disco, perché proprio nel momento in cui la tecnica vacilla, quando le note danno l’impressione di smarrire il tempo, proprio nell’attimo in cui melodia e ritmo sembrano dividersi per percorrere vie inconciliabili, ecco il ‘miracolo’: un metaforico ‘colpo di reni’, le dita che accelerano per ritrovare il tempo del battere e del levare. Questa è arte, perché non soltanto ciò che appare perfetto è arte. Il Brutto Anatroccolo è tale in quanto ‘imperfetto’, e qui siamo di fronte ad un uomo che sfida i suoi limiti, perde la sfida ma ritenta, in un’ammirevole quanto malinconico cadere e ricadere, per poi alzarsi e ricadere.

Bastava mandare di poche tacche più indietro il cursore del metronomo, perché qualche ‘bpm’ in meno avrebbe di sicuro aiutato a non inciampare. E’ vero: questo di Ettore Settanni è proprio uno sfogo, e quando qualcuno si sfoga a volte grida, ma non gli importa di urlare, non gli interessa se gli altri lo credono pazzo, na l’importante è fare, essere, che il ‘non-essere’ uccide.

In bilico su funamboliche ascese e discese di scale dai gradini a volte troppo alti, su e giù, l’importante è andare sempre più veloci, poi fermarsi un po’, note lunghe per riprendere fiato, romantiche pause di semibrevi che si afferrano per mano.

Chiudo riportando la frase che apre la presentazione del demo: “Il Brutto Anatroccolo é Ettore Settanni e suona - maluccio, invero - tutte le chitarre e, laddove presente, il basso. Inoltre programma malamente la batteria al computer. Nondimeno ha composto tutti i brani. Che Uomo.”

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La recensione La, sospeso di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2003-10-01 00:00:00

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